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Incisioni e litografie di Escher ai musei capitolini


Nel lontano 1979 uscì un libro che fece molto scalpore e fu un best-seller: Godel Escher Bach di Douglas Hofstadter. Pensate che tempi. Un libro che parlava dell'autoreferenzialità dei sistemi vendeva da best-seller! Comunque, uno dei meriti di questo libro fu di rendere più o meno popolari due personaggi presenti nel titolo. A parte Bach, noto musicista barocco, erano citati come protagonista Godel, un logico-matematico del novecento e Escher un artista olandese che definire pittore è anche imbarazzante. Infatti la sua qualifica è più quella di incisore e grafico. Con una particolarità: che le sue opere sono di una complessità e di una originalità che travalica i confini della grafica. Per farla breve, da quel momento Escher iniziò ad uscire dall'anonimato dei pochi e divenne oggetto di culto. Ricordo una sua prima mostra vista ad una Accademia, presso un'Ambasciata. Ero insieme ad un mio amico studioso di epistemologia, questo per dirvi come le incisioni dell'olandese siano portatrici di un interesse che va oltre il gesto artistico. In seguito, a scadenza non tanto ravvicinata ma comunque regolare, sono state fatte parecchie mostre in Italia su Escher.
Qui mi piace ricordare una mostra ai Musei Capitolini del 2004 con oltre 100 incisioni, perchè, oltre ad opere più conosciute, c'erano esposte quelle dedicate ai paesaggi italiani e anche di Roma. Infatti, l'artista soggiornò parecchio nel nostro paese. Naturalmente, la curiosità era vedere come trattava il paesaggio un autore che è invece più conosciuto per la creazione di mondi immaginari, fatti di sfere e geometrie, con personaggi a volta inseriti come automi o come esseri fantastici e misteriosi. Non a caso, il soggiorno italiano rappresentò per l'artista un momento di riflessione e quando, preoccupato dalla situazione politica italiana durante il fascismo, abbandonò l'Italia nel 1935, aveva ormai maturato il passaggio dal naturalismo alle sue tendenze geometriche e fantastiche che hanno poi fatto la sua fortuna.   
Di seguito riporto una breve descrizione di alcune opere che mi hanno più colpito. Ovviamente, la descrizione con le parole non può rendere l'immagine, così ho integrato il testo con immagini di alcune delle opere. Intanto, è interessante come Escher abbia preso come soggetti spesso paesi quasi sconosciuti, del Lazio, dell'Abruzzo, della Calabria. Tutti questi paesi hanno una caratteristica: sono più o meno abbarbicati su un colle o su delle rocce. Questo fa sì che Escher sfrutti le linee e la profondità naturali, spesso accentuando la geometria del tutto con le strade che intersecano le altre linee, ovvero Escher comincia a piegare gli oggetti di una rappresentazione reale alla sua disposizione futura a giocare con le geometrie. La litografia del 1931 dedicata a Tropea è stupenda e rappresenta un esempio di quello che dico:



In un incisone dedicata ad Opi (Abruzzo) è evidente quello che dicevo sulle linee articolate:





Sempre in Abruzzo questa litografia sul paese di Scanno sembra essere più convenzionale ma già si prefigura il gusto per gli edifici a scale e con gli angoli geometrici che vedremo nelle opere successive:



Ancora un paese più sconosciuto: Castrovalva, sempre in Abruzzo:



Altra immagine, dove la casa diviene un pretesto per un gioco fantastico, l'opera intitolata Balconata:



Naturalmente in mostra avevamo anche le opere più classiche di Escher, quelle che nell'immaginario collettivo lo hanno reso misterioso, forse più di quello che lui stesso voleva essere e questo, secondo me, è un merito. A tal proposito, si narra l'aneddoto di una signora che in una sua opera (Rettili) ci vedeva rappresentata la reincarnazione, al che l'artista rispose: se lei crede questo, sarà così. Lo sminuirsi, il volare basso è tipico dei veri grandi.

Cominciamo con Limite del cerchio III (di molte opere esistono versioni diverse, numerate in successione). Siamo in un gioco di figure sempre uguali che riempiono la superficie andando verso l'infinitamente piccolo:



Con queste opere andiamo verso gli aspetti più nascosti dell'opera di Escher, nella quale sono presenti in modo evidente molti problemi inerenti la geometria, la matematica, la fisica. Come nella Striscia di Moebius II (formiche rosse), dove si affronta il problema delle superfici interne e esterne al piano. Il riferimento è proprio al nastro di Moebius:



Che dire dell'opera La Cascata in cui si affrontano argomenti come l'autoreferenzialità e il moto perpetuo?



Ancora: in Relatività c'è un evidente accenno ai temi del moto relativo di einsteiniana memoria:



Arriviamo così ad un'opera che trovo incredibile, degna delle fantasie oniriche e non solo più sfrenate. Si intitola Altro Mondo ed il titolo è veramente attinente: una costruzione totalmente bislacca ma perfettamente rigorosa:



Siamo decisamente di fronte ad un autore fuori dagli schemi, originale, dove l'attenzione dello spettatore è attratta dal bizzarro ma questo bizzarro è denso di rimandi culturali e studiato fin nei minimi particolari.

Come link in rete vi rimando a questa tesina di un liceale (in formato .ppt) che è a sua volta interessante perchè è stata redatta usando molto di quello che si trova nella rete ma con un gradevole assemblaggio che sintetizza in modo chiaro le tematiche insite nelle opere di Escher.

Questo è invece un link utile che fa riferimento proprio alle opere presenti nella mostra qui descritta.

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