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Il Giornale

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  1. C'è preoccupazione nella zona compresa fra Brescia e Cremona a causa della morte di circa 4 milioni di api, decedute in appena 2 giorni. Si sa poco o nulla delle cause che possono aver provocato la scomparsa di questi preziosi insetti, così importanti per l'ecosistema e per l'uomo: sulla vicenda sta indagando l'Ats di Brescia e Cremona così come il corpo forestale.

    Una "catastrofe", così il fenomeno è stato definito dalla Coldiretti-Brescia, assai preoccupata per l'accaduto.

    Secondo quanto riferito dal "Giornale di Brescia", sarebbero oltre 130 le famiglie di api colpite in sole 48 ore. Il fenomeno ha interessato un'area di 6 chilomentri, toccando i paesi bresciani di Acqualunga, nella frazione di Borgo San Giacomo, Bompensiero e Villagana, facenti parte invece della frazione di Villachiara. Del cremonese, invece, sono stati colpiti le località di Genivolta e Azzanello.

    Disperato Edoardo Mombelli, uno degli apicoltori di Quinzano d'Oglio (Brescia). Intervistato dal quotidiano bresciano, commenta la gravissima situazione: "Nella mia esperienza di apicoltore non ho mai assistito a un fenomeno così violento e massiccio, davvero inspiegabile anche per i colleghi apicoltori della zona. Il bilancio è pesantee ancora non definitivo, ma ci impegneremo per ripristinare quanto prima il patrimonio apistico locale. Fortunatamente si tratta di un'area circoscritta, le arnie situate nei comuni limitrofi e in altre zone della provincia non hanno registrato problemi".

    Fondamentale comprendere al più presto cosa possa aver provocato la moria, così da impedire che il fenomeno si possa estendere anche ad altre zone. Importante il danno riportato dalle aziende bresciane: soltanto nella provincia, infatti, si producono tonnellate di miele, ma anche di cera e propoli.

    Secondo quanto riferito da Coldiretti-Brescia, che sta seguendo con la massima attenzione il caso, gli uomini della forestale insieme alle autorità sanitarie avrebbero già provveduto a raccogliere dei campioni di miele ed a catturare alcune api. Gli insetti, insieme al loro principale prodotto, saranno esaminati nella speranza di riuscire a carpire qualche informazione in più. La prima ipotesi è l'avvelenametocausato da qualche prodotto chimico.

    La moria di api è ormai un problema serio che riguarda tutto il mondo. Stando agli ultimi studi dell'università di Berna si tratta infatti di un fenomeno in costante e preoccupante aumento. Una specie su dieci è a rischio estinzione. Un disastro annunciato, se si considera che la presenza delle api è fondamentale anche per la sopravvivenza del 90% di piante selvatiche da fiore, le quali necessitano anche di questi piccoli insetti per riprodursi tramite impollinazione.

  2. Un vaccino contro il coronavirusentro la fine del 2020? "Si tratta di una cosa seria, molto complessa. Servono tempi lunghi". A dirlo è il virologo Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell'Ospedale universitario di Padova, nel corso di un intervento al programma televisivo 'In Onda', sul La7.

    L'antidodo al Covid-19 potrebbe essere già pronto o, almeno, queste sono le ''buone notizie'' che giungono dalla Russia. Nella giornata di marted 11 agosto, il presidente Vladimir Putin ha annunciato la sperimentazione di 'Sputnik V', il "primo vaccino al mondo contro il Coronavirus'' svilluppato dall'Istituto Gamaleya di Mosca e finanziato dal fondo sovrano RDIF. Scettico al riguardo il professor Crisanti che commenta duramente l'indiscrezione: "Lo hanno fatto con molte scorciatoie. - dice in accordo con il resto della comunità scientifica italiana - Ma più scorciatoie si prendono, più aumentano il rischio che il vaccino non sia efficace oppure che crei effetti collaterali. E quindi diventerebbe un'arma formidabile per tutti quelli che si oppongono al vaccino. Nella maggior parte dei casi i vaccini non hanno effetti collaterali, ma in alcuni casi sì. Ci sono stati vaccini che sono stati ritirati proprio per una sperimentazione inadeguata".

    Il virologospiega poi tutte le fasi della sperimentazione di un vaccino: dai primi test di laboratorio sulle cavie animali a quelli che coinvolgono l'uomo. "È uno studio che viene condotto nella fase 3. Perché non abbia nessun effetto collaterale per fascia di età, per sesso, per etnia, per patologie sottostanti, va testato su decine e decine di migliaia di persone. -spiega -Poi bisogna dimostrare che il vaccino induca la produzione di anticorpi, bisogna verificare che rimangano per mesi e che siano in grado di neutralizzare il virus in laboratorio. Successivamente bisogna dimostrare che le persone vaccinate hanno una probabilità di ammalarsi inferiore a quelle non vaccinate, a parità di trasmissione del virus. Capite bene che queste fasi richiedono tempi molto lunghi".

    Fermo sulle sue posizioni, Crisanti frena gli entusiasmi facili di chi spera nell'arrivo di un vaccino entro l'anno. "Rendere obbligatorio un vaccino anti-covid? Solo se ha passato tutte le fasi di controllo, perché si tratta di una grandissima responsabilità politica, ma soprattutto etica e morale. Guardate che finora non è stato pubblicato nessun dato su questi vaccini. Questa è una cosa su cui dobbiamo riflettere. Ci vogliono anni per sviluppare vaccini con cui conviviamo da millenni. Adesso per un virus che conosciamo da pochi mesi - conclude - vogliamo sviluppare un vaccino in un anno? Solo per il vaccino anti-ebola, che è stato quello sviluppato più velocemente, ci sono voluti tre anni e mezzo, ma solo per una serie di circostanze estremamente fortunate. Il vaccino russo? Non dico che sia tarocco, ma penso che esista questa politica di annunci prevalentemente motivata da interessi politici. Si vuol dimostrare che si fa qualcosa e si desidera tranquillizzare l'opinione pubblica. E' giusto investire nei vaccini, ma non credo che sia giusto illudere la gente".

  3. "Ossa fratturate in più parti del corpo". Non trapelano molte informazioni sull'esito dell'autopsia di Viviana Parisi quando, nella tarda serata di martedì 11 agosto, si spalancano le porte della sala mortuaria dell'ospedale Pardo di Messina. Le poche parole che riferiscono gli esperti alla stampa, e ai familiari della mamma deejay, lasciano intendere che occorrerà ancora del tempo per chiarire le cause del decesso e stabilire l'ora esatta della morte. "Ci servono circa 90 giorni", dicono all'unisono i peritiche per tre lunghe ore hanno esaminato il corpo della 43enne.

    Fratture multiple al corpo

    "Lesioni al torace e al bacino", è il verdetto dell'autopsia. Subito s'insinua il dubbio tra i presenti: se le è procurate cadendo accidentalmente dal traliccio sotto il quale è stata ritrovata o è stata spinta da qualcuno giù dal dirupo? "Non ci sono chiare evidenze che possano escludere una o l'altra ipotesi come causa della morte", le bocche dei medici restano cucite. Uno dei due legali della famiglia Parisi, Pietro Venuti, spiega: "Secondo il mio punto di vista questo esito esclude l'omicidio perché quella serie di fratture è compatibile con una caduta in quel terreno dissestato". Qualche istante dopo, è il medico legale Elvira Ventura Spagnolo, nominata dalla procura assieme alla collega Daniela Sapienza, a ribadire che "le lesività sul corpo possono essere compatibili con tutte le ipotesi possibili". Anche gli investigatori preferiscono attendere l'esito definitivo dei test autoptici prima di sbilanciarsi: "Tutte le piste restano aperte", ripete il procuratore di Patti e titolare dell'inchiesta, Angelo Cavallo. Ci va con i piedi di piombo anche Stefano Vanin, illustre entomologo forense - già noto alle cronache per le drammatiche vicende di Yara Gambirasio, Elisa Claps e Melania Rea - interpellato dalla procura per fare luce sulla dinamica del decesso di Viviana. "Le fratture alle ossa possono dire tutto e nulla. - spiega al Corriere della Sera - Basti pensare che di fronte a un braccio fratturato non siamo in grado di dire se è dovuto, per esempio, a una badilata tirata da qualcuno o a una banale caduta sul marciapiede. Io ci vado coi piedi di piombo". Ci sono ancora molti nodi da sciogliere sulla morte della 43enne di Venetico. E se l'ipotesi di un omicidio-suicidio resta attendibile, è possibile escludere quasi con certezza massima che sia stata raggiunta da colpi di arma da fuoco o trafitta al corpo con un coltello. "Non ho visto lesioni riconducibili a colpi d'arma da fuoco e d'arma bianca", spiega Vanin. Resta in dubbio, invece, il retroscena di un atroce strangolamento. L'entomologo allarga le braccia: "Questo non potremo mai saperlo. Il corpo era troppo decomposto".

    L'ora della morte

    Ci sono 22 minuti di buco nella ricostruzione di quel maledetto lunedì. Stando alle testimoniante riferite da alcuni astanti occasionali, Viviana avrebbe scavalcato il guardrail che delimita la A20 Messina-Palermo attorno alle ore 11 del mattino. Ma l'ora del decesso, elemento non trascurabile della intricata vicenda, resta ancora un'enigma. A tal riguardo, spetterà all'entomologo Vanin calcolare una stima esatta. Nel pomeriggio, prima di recarsi all'ospedale Papardo di Messina, l'esperto ha fatto un sopralluogo nei boschi di Caronia per prelevare dei reperti, insetti e larve dallo stesso posto in cui la mamma dj è stata ritrovata senza vita. Da oggi è al lavoro per "l'identificazione della specie, il confronto con i dati termici e quindi si arriverà a una stima dei tempi del decesso", spiega ai taccuini dell'Adnkronos. Il perito ha raccolto del terriccio prima dell'autopsia: "Serve a studiare la specie di insetto che ha colonizzato il corpo. - precisa ulteriormente alle pagine del Corriere - Gli insetti parlano, raccontano i tempi della morte e ogni territorio ha la sua specie e i suoi tempi ". Ci sono poi i dati termici da analizzare: "Siccome non conosco le temperature della zona ancora non sono in grado di dare i tempi del decesso. - spiega il professor Stefano Vanin - Abbiamo chiesto 90 giorni per avere gli esiti". Novanta giorni per chiarire un giallo che sembra incastrato in un vicolo cieco. Cosa è successo a Viviana?

  4. Il caso dei parlamentari furbetti che hanno chiesto e ottenuto il bonus Covid da 600 euro continua a far discutere. Ora la Camera dei Deputati attende l'audizione del presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, per avere più chiaro il quadro di quanto accaduto nei mesi scorsi. Non si prospetta un passaggio facile quello di Tridico. È atteso venerdì 14 agosto, alle 12, in commissione Lavoro a Montecitorio. E se è vero che per ora il leader della Lega, Matteo Salvini, ha dichiarato di non voler chiedere le sue dimissioni, c'è un ampio fronte - da Forza Italia a Italia viva - che comunque ne invocherà un passo indietro.

    Le tesi contro il presidente Inps sono diverse. Si cercano risposte. E l'audizione nasce proprio con questo intento. In primis, si cerca di capire se la caccia ai politici che hanno chiesto e ottenuto il bonus Covid dedicato alle partite Iva, era partita da maggio. Inoltre, ci si chiede se i parlamentari (ma anche i consiglieri regionali e comunali) siano in qualche modo schedati. E il dubbio è che esista un sorta di occhio vigile da parte dell'Istituto e, soprattutto del comparto anti-corruzione, su Camera e Senato. Si tratta di sospetti che viaggeranno parallelamente con l'istruttoria aperta dal garante della privacy. Ma l'apertura di Tridico alla divulgazione dei nomi in commissione è servita a sbrogliare la matassa.

    Fonti parlamentari M5s riferiscono che i pentastellati nelle ultime ore hanno accelerato il pressing sull'istituto di previdenza, fatto sapere che non ci sarebbe stata alcuna copertura da parte del Movimento senza il semaforo verde alla lista di chi ha usufruito dei 600 euro. In ogni caso è stato il presidente della Camera, Roberto Fico, a vagliare il percorso insieme all'Inps per evitare che il caso dei furbetti si prolungasse ancora. "I parlamentari che avrebbero chiesto e ottenuto il contributo destinato a professionisti e lavoratori in difficoltà, dovrebbero scusarsi e restituire quanto percepito. È una questione di opportunità, dignità e rispetto, nonché di consapevolezza del ruolo che si ricopre", ha ripetuto la terza carica dello Stato.

    Le novità sui nomi che hanno percepito il bonus dovrebbero quindi emergere venerdì durante l'audizione di Tridico, ma il "colpevole" del Movimento 5 stelle (a differenza dei due nomi appartenenti alla Lega) non è stato ancora individuato, considerato anche che quasi una cinquantina di pentastellati non hanno ancora consegnato la dichiarazione di rinuncia della privacy. Confermati, invece, i nomi dei due esponenti della Lega: si tratta della piacentina Elena Murelli e del mantovano Andrea Dara. Per quanto riguarda quest'ultimo sarebbe stata l'azienda di cui è socio ad aver chiesto e ottenuto i 600 euro, ma i fondi non sarebbero stati transitati sul conto del leghista che, al pari della collega, è stato sospeso dal gruppo. "Noi manteniamo una linea inflessibile, speriamo che lo facciano anche gli altri", ha spiegato questa mattina Salvini. Ma molti parlamentari leghisti ribadiscono sotto traccia che si è trattato di una leggerezza e che occorre mettere fine al clima da caccia alle streghe.

    Intanto, come scrivevamo, l'autorità garante per la protezione dei dati personali, di cui è presidente Pasquale Stanzione, ha inviato una richiesta di informazioni all'Inps e ha aperto un'istruttoria in ordine alla metodologia seguita dall'Istituto rispetto al trattamento dei dati dei beneficiari del bonus Covid per le partite Iva e alle notizie diffuse al riguardo. Il garante chiede all'Inps di conoscere, in particolare, quale sia la "base giuridica del trattamento effettuato sui dati personali dei soggetti interessati. L'origine e tipi di dati personali trattati, riferiti alla carica di parlamentare e amministratore locale e regionale. Le modalità con cui è stato effettuato il trattamento, con specifico riguardo all'operazione di raffronto dei dati personali dei soggetti richiedenti o beneficiari del bonus, con quelli riferiti alla carica di parlamentare e amministratore locale e regionale. Infine, il garante chiede chiarimenti circa l'ambito del trattamento ed eventuali comunicazioni a terzi di tali dati".

  5. Ora più che mai sono necessari "seri e strutturati accordi internazionali": ne è convinto Franco Gabrielli, che in tema di immigrazione sostiene convintamente come sia indispensabile garantire una cornice di salute pubblica. "I numeri non sono un'emergenza, oggi però c'è un tema sanitario. Oggi il problema principale è quello di poter consentire un periodo di quarantena", ha avvertito. Effettivamente quotidianamente assistiamo a casi di positività al Coronavirus da parte di clandestini che non solo riescono ad approdare tranquillamente nel nostro Paese, ma fuggono dalle strutture di accoglienza mettendo a rischio la salute degli italiani.

    Ecco perché ritiene che bisognerebbe deviminalizzare l'immigrazione in Italia, considerando che il Ministero dell'Interno "è una parte fondamentale del sistema che comprende il tema dell'accoglienza, il dipartimento di Pubblica Sicurezza, ma è una parte". A suo giudizio sarebbe più opportuno andare verso un'architettura più complessa: si tratta della "classica materia che dovrebbe essere gestita da Palazzo Chigi", perché necessita di "una visione, di un progetto e del concorso di più soggetti".

    "Gli irregolari tornino nel loro Paese"

    La posizione del capo della Polizia, che è intervenuto al Caffè della Versiliana a Marina di Pietrasanta dove è ospite di un incontro sulla sicurezza, nasce da una consapevolezza precisa: è innegabile che ci sia un problema di flussi, "che vanno regolati", di rimpatri "che vanno fatti" e di integrazione "che deve essere avviata". Da troppo tempo i flussi sono illegali: "Si è intrapresa una folle strada di immaginare che tutto possa essere gestito con la protezione umanitaria immettendo in questo circuito persone che abbiamo la certezza non gli verrà mai riconosciuta la protezione umanitaria". Anche lui è del parere che è impensabile mettere in atto il "dentro tutti" auspicato dalla sinistra: sarebbe irrealizzabile e anche del tutto iprocrita. E ha fatto giustamente notare: "Le persone che non sono legittimamente nel nostro Paese, e a maggior ragione quelle che delinquono, devono tornare nel loro Paese".

    Gabrielli infine ha posto l'attenzione sul flusso di cittadini tunisini, corrispondente al 40% circa su un totale di 14mila sbarchi: "Non sempre sono molto propensi al rispetto delle regole, ci stanno creando dei problemi anche di ordine pubblico ed è il motivo per cui con la ministra siamo andati a Tunisi e scenderemo di nuovo il 17". Va comunque detto che la Tunisia è l'unico Paese che con l'Italia ha un accordo strutturato di rimpatri, mentre si riscontrano enormi difficoltà a rimpatriare persone di altre nazionalità: "Purtroppo abbiamo dei cluster, a Treviso ad esempio per la rotta balcanica: molti cittadini del Bangladesh, del Pakistan, dell'Afghanistan sono positivi e asintomatici, stiamo cercando di limitare i focolai".

  6. Le voci circolate nelle scorse ore sono state confermate. Sono due i deputati della Lega che hanno incassato il bonusda 600 euro messo a disposizione per i titolari di partite Iva nell'ambito delle misure per contrastare la crisi economica provocata dal coronavirus. Si tratta di Elena Murellie Andrea Dara. La Lega, una volta resa pubblica la notizia, ha deciso di sospendere i parlamentari."Dopo aver ascoltato e verificato le rispettive posizioni, si conferma il provvedimento della sospensione per i deputati Elena Murelli e Andrea Dara". Lo rende noto il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari. "Pur non avendo violato alcuna legge - ha affermato ancora Molinari - è inopportuno che parlamentari abbiano aderito a tale misura e per questa ragione abbiamo deciso e condiviso con i diretti interessati il provvedimento della sospensione". Il capogruppo leghista alla Camera allo steso tempo ha lanciato un affondo contro l'istituto previdenziale: "È comunque incredibile che i vertici dell'Inpsnon abbiamo versato ai lavoratori che aspettano da marzo quanto dovuto e che abbiano invece versato a chi non era in difficoltà. In qualsiasi altro Paese i parlamentari sarebbero stati sospesi ma il presidente dell'Inps sarebbe stato licenziato".

    Nel frattempo continua il dibattito parlamentare: la sede in cui verrà affrontato il caso del bonus richiesto dai deputati sarà il Parlamento quando il prossimo 14 agosto, in commissione Lavoro della Camera, avverrà l'audizione in videoconferenza del presidente dell'Inps, Pasquale Tridico. In quella sede i deputati potranno interpellare Tridico ponendogli domande sull'erogazione dei bonus. A meno di clamorose novità, potrebbe essere possibile conoscere anche i nomi degli altri parlamentari beneficiari dei 600 euro.

    A confermarlo è il presidente della Camera, Roberto Fico, che ha spiegato che i deputati potranno porre "tutte le domande necessarie per fare definitivamente chiarezza su quanto accaduto". "L'ho ripetuto in questi giorni: i parlamentari che avrebbero chiesto e ottenuto il contributo destinato a professionisti e lavoratori in difficoltà - ha ribadito Fico- dovrebbero scusarsi e restituire quanto percepito. È una questione di opportunità, dignità e rispetto, nonché di consapevolezza del ruolo che si ricopre".

    Mentre la Lega ha subito agito per "punire" i deputati che hanno richiesto il bonus, come ha appreso l'Adnkronos da fonti parlamentari sarebbero una quarantina gli esponenti del M5sche non hanno ancora firmato l'autorizzazione per consentire l'accesso ai dati Inps, una operazione di trasparenza proposta proprio dai vertici pentastellati.

  7. L'aumento di casi di coronavirusin Italia, soprattutto importati da persone che si sono recate all'estero in vacanza, ha fatto scattare l'allarme nel nostro Paese. Per correre ai ripari ed evitare nuovi focolai sparsi in tutto il territorio, il governo ha confermato la scelta di eseguire tamponi rapidi negli aeroporti per chi ritorna da Nazioni considerate a rischio a causa del forte aumento di persone colpite dal malattia. Tra queste figurano Spagna, Grecia, Maltae Croaziama, e questo è alquanto sorprendente, non ci sono Francia e Germania, Stati dove nelle ultime settimane si è registrato un forte incremento di casi di coronavirus. La lista, però, è in continuo aggiornamento: per ulteriori mosse si valuta l'incidenza dei nuovi positivi sulla popolazione.

    Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha indicato alle Regioni, nel corso di una riunione con il ministro Francesco Boccia, quale sia la strada da seguire. Entro 48 ore dal rientro in Italia da uno dei 4 Paesi citati, il viaggiatore deve esibire una certificazione di un test molecolare o antigene negativo fatto nelle ultime 72 ore. In alternativa, vi sarà l'obbligo di tamponeper chi arriva da Croazia, Grecia, Spagna e Malta. L'ordinanza prevede anche la possibilità di svolgere direttamente in aeroporto, almeno dove possibile e in via sperimentale, un test antigene.

    "Ho appena firmato una nuova ordinanzache prevede test molecolare o antigenico, da effettuarsi con tampone, per chi arriva da Croazia, Grecia, Malta e Spagna. Inoltre si aggiunge la Colombia alla lista dei Paesi per cui è previsto divieto di ingresso e transito". Lo annuncia in un post su Facebook il ministro della Salute, Roberto Speranza. "Dobbiamo continuare -aggiunge- sulla linea della prudenza per difendere i risultati raggiunti negli ultimi mesi con il sacrifico di tutti".

    Quindi sarebbe escluso l'obbligo di quarantena per chi rientra dai Paesi considerati a rischio. Ovviamente l'isolamento è previsto per chi dovesse risultare positivo al coronavirus, il cui esito dovrebbe arrivare nel giro di 15-20 minuti. Un modo, questo, veloce e sicuro per riuscire ad esaminare in breve tempo migliaia di connazionali che sono all'estero. Ad oggi, come previsto dall'ordinanza del ministro Roberto Speranza del 24 luglio, la quarantena è in vigore per chi proviene dall'area extra Schengene anche da Romaniae Bulgaria. Allo stesso modo, divieto di arrivo e transito dalla Colombia.

    Il provvedimento del governo serve anche regolare l'azione delle stesse Regioniche stanno adottando diverse misure per circoscrivere i casi di contagio da importazione. Ad esempio, critiche sono state solevate verso il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, che ha disposto la quarantena e obbligo del tampone per le persone residenti o domiciliate nell'isola che rientrano da Spagna, Grecia e Malta mentre per i non residenti che arrivano dagli stessi Paesi è prevista la registrazione alla Asp e, se il caso lo richiede, e il tampone escludendo però la quarantena.

    "Il tema dei rientri è serio, anche noi abbiamo molti veneti che rientrano. Bene, quindi, l'ordinanza del governo, altrimenti siamo pronti a ordinanze regionali". È quanto ha dichiarato il governatore del Veneto, Luca Zaia, al termine del vertice con l'esecutivo. Soddisfazione per il piano del governo sui rientri è stata espressa anche dal governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga: "I ministri Boccia e Speranza hanno recepito l'allarme lanciato dal Friuli Venezia Giulia nel corso dell'odierno vertice tra le Regioni e il Governo, durante il quale ho sottolineato come la nostra regione sia tra le più esposte all'ingresso di migranti irregolari transitati in territori dove la diffusione nel virus è ancora estremamente alta, e si sono pertanto impegnati a interessare il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, al fine di individuare soluzioni immediate al problema".

    Fedriga ha però sottolineato: "Premesso che sono d'accordo con l'idea di potenziare il monitoraggio su chi entra in Italia da aree a rischio, quali ad esempio Malta, la Croazia, la Spagna e la Grecia, ritengo che ciò debba avvenire di pari passo con il blocco degli ingressi irregolari" perché "sarebbe infatti difficilmente giustificabile imporre il tampone a chi va in vacanza in Croazia e al contempo tollerare ingressi di migranti senza alcun controllo".

  8. Harrye Meghan hanno traslocato di nuovo, ma questa volta dovrebbe essere quella definitiva. Stando a quanto riportato dal Daily Mail i Sussex avrebbero comprato la loro prima casa a Santa Barbara, 50 chilometri a Nord di Los Angeles, pagando la bella cifra di dieci milioni di dollari. A quanto pare la coppia e il piccolo Archie vivrebbero lì già da sei settimane. Il tabloid fa anche notare che per Harry e Meghan si tratta del terzo trasloco in sette mesi da quando, cioè sono fuggiti da Londra. Del resto la villa di Beverly Hills in cui i duchi hanno trascorso il lockdown era solo un prestito dell'attore e produttore Tyler Perry. Una sfarzosa dimora da 18 milioni di dollari in cui, però, Harry e Meghan si sentivano sotto assedio, costantemente spiati dai paparazzi e dai loro droni svolazzanti in cerca di immagini private da catturare.

    Una fonte ha spiegato a People che i duchi si sarebbero trasferiti nella nuova casa "a luglio, per abbracciare una vita quanto più normale possibile" e ha aggiunto: "Si sono stabiliti all'interno di una comunità molto tranquilla e sperano che la riservatezza del quartiere possa essere rispettata. Lo sperano per sé come famiglia e per i propri vicini". In effetti la presenza dei Sussex potrebbe portare un certo scompiglio in quel di Santa Barbara, ma la speranza è l'ultima a morire e non è escluso che la coppia possa finalmente trovare la privacy che cerca da mesi. Sembra che la decisione di spostarsi ancora sia stata caldeggiata dallo stesso principe Harry, che non sarebbe mai riuscito ad ambientarsi nella villa di Los Angeles.

    Un insider molto vicino alla coppia avrebbe confessato a Page Six che la casa di Perry "non era nello stile del principe Harry, che preferisce dimore più intime e personali". Il duca di Sussex è cresciuto in palazzi sfarzosi, ma caratterizzati anche da una certa austerità in cui eleganza e sobrietà si (con)fondono. Per questo non è difficile immaginare che forse il lusso più sfacciato di Hollywood (benché esistano eccezioni) non sia di suo gusto. A Santa Barbara Harry e Meghan sono in buona compagnia. Nellaa località balneare, infatti, abitano divi del calibro di Tom Cruise, Oprah Winfrey ed Ellen DeGeneres.

    Stando alle indiscrezioni i Sussex cercavano da tempo un luogo in cui crescere il loro figlioletto Archie in tutta serenità. Quasi sicuramente nella scelta della nuova casa avrà influito anche il pensiero del futuro del bambino. Santa Barbara è solo l'ultimo tappa di un lungo viaggio, una specie di "pellegrinaggio" laico dei Sussex alla ricerca della riservatezza. Subito dopo il royal wedding, avvenuto nel maggio 2018, i duchi iniziarono la loro vita insieme a Kensington Palace. Il palazzo in cui nacque la regina Vittoria e che è ricordato anche come l'ultima residenza di Lady Diana non portò fortuna ai neosposi. Il loro soggiorno nella splendida dimora durò circa sei mesi.

    Sembra, infatti, che Harry e Meghan mal sopportassero la "convivenza" (si fa per dire, vista l'ampiezza del palazzo) con William e Kate. Soprattutto, pare che le due cognate si tollerassero appena e che tra loro non sia mai nata un'amicizia ma, al contrario, un'accesa rivalità. Così i duchi di Sussex scelsero una nuova dimora a Windsor, ovvero Frogmore Cottage, il cui restauro costò 2,7 milioni di euro (2,4 milioni di sterline). L'ingente spesa innescò diverse polemiche che travolsero Harry e Meghan, ma l'idillio non durò neanche lì. I duchi avrebbero tentato di vivere il più possibile una vita da privati cittadini pur non essendolo. Questo atteggiamento di rifiuto verso la vita pubblica, la ferma volontà di separare il ruolo ufficiale da quello privato (cosa non sempre attuabile in casi simili) e presunte pressioni ricevute dalla royal family avrebbero spinto i Sussex alla Megxit.

    La fuga da Londra e dai doveri di corte verso la libertà tanto sognata. In un primo momento Harry e Meghan credettero di aver trovato il loro posto nel mondo a Vancouver, ma i rischi e i timori della pandemiali avrebbero spinti, lo scorso marzo, a volare fino in California, a Los Angeles, prima che i confini tra i Paesi venissero chiusi. Sapevamo che il soggiorno nella villa di Perry sarebbe stato temporaneo, ma ora ci chiediamo se Harry e Meghan abbiano davvero realizzato il loro sogno di indipendenza a Santa Barbara.

  9. Il Covid-19 è sicuramente una disgrazia; di fatto, però, ha smascherato inadempienze e interessi di molteplici attori, che negli ultimi decenni hanno contribuito al degrado della scuola in particolare, e come conseguenza, in generale, della considerazione della cultura. Basta dare un'occhiata ai curricula di chi siede nelle stanze del potere. Il Re è nudo: ora i cittadini lo vedono e capiscono qual è la verità. Nessuna persona intelligente può più credere alla storiella che solo la scuola statale è pubblica, laica, aperta a tutti, gratuita, trasparente e che uno Stato laico non può finanziare la scuola paritaria, privata, di indirizzo, la scuola dei ricchi. La Costituzione è stata ampiamente stravolta e vilipesa nel suo genuino riconoscimento del diritto alla libertà di scelta educativa e di insegnamento. Il covidha lanciato sulla scena della tragedia i fondamentali del problema, nudi e crudi, che raccontano gli aspetti più drammatici della scuola pubblica, statale e paritaria, in Italia, come descritto di seguito. La scuola pubblica statale, nel corso degli ultimi decenni, privata dell'autonomia necessaria (quella sulla carta non serve a nessuno), perdeva i pezzi. Non solo non era gratuita ma diveniva una impressionante voragine senza fondo che risucchiava, fuori ogni controllo, le tasse dei cittadini. Eppure fino al pre-covid - e sarà peggio nel post - la famiglia ha portato la carta igienica, ha provveduto a lavori di manutenzione ordinaria, ha versato un "contributo volontario" fino a mille e più euro, ha sopportato il carosello dei docenti, ha compatito il bambino disabile senza il sostegno. Alla famiglia è stato fatto "bere" del tutto acriticamente che sono i "cospicui" contributi erogati alla scuola privata confessionale dei ricchi ad affamare la scuola statale. Eccoli: 500 euro ad allievo, destinati ai 900 mila studenti delle 12 mila paritarie; di conseguenza il risparmio proprio per i cittadini sarà, all'anno, di euro 8.000 (8.500 costa un allievo della statale). Dunque i genitori dei 900 mila di cui sopra sono i primi finanziatori dello stato italiano con 6 Mld annui.

    La mancanza di verità genera situazioni monstre nell'aberrazione, anche economica.... Intanto dall'Europa giungeva una conferma incontrovertibile: la scuola italiana arriva agli ultimi posti Ocse-Pisa, in quanto regionalista, classista e discriminatoria; nel 2019 il sistema scolastico italiano viene definito di scarsa qualità, perché iniquo. Occorre aggiungere che tale situazione deriva da una dato di fatto molto evidente: l'Italia è la più grave eccezione in Europa in termini di garanzia del diritto, per lo studente, di apprendere senza alcuna discriminazione. Non solo: i dirigenti delle scuole statali, senza autonomia scolastica, hanno le mani legate, non possono fare della propria scuola una scuola di qualità. I docenti se li vedono inviati da Roma e non sempre per le cattedre vuote. Ai genitori è stato detto di farsi andar bene tutto, perché la scuola statale è gratuita...In realtà hanno il diritto di ribellarsi e non solo per un senso civico, ma perchè hanno pagato 8.500 euro. "Perché manca il docente, perché devo portare la carta igienica per mio figlio, e la risma per le fotocopie?" Domande che la famiglia dopo un po' ha smesso di farsi per sfinimento, o consolata dalla storiella delle paritarie mangiasoldi.... E il pianeta docenti? Un mostro con protuberanze enormi dove non occorrono, per avere, alla fine una iniqua esplosione di precari senza diritti (licenziati a giugno e riassunti a settembre, per anni... per fortuna d'estate non mangiano) e 85 mila cattedre vacanti a settembre 2020. Neanche a pagarli a peso d'oro si trovano in Italia docenti nelle discipline scientifiche. Non a caso siamo agli ultimi posti Ocse-Pisa in matematica, scienze e comprensione del testo, come delle lingue. Risulta evidente che la soluzione di porre in classe i laureandi trasformandoli in studenti lavoratori è un rimedio peggiore del male. Il cittadino medio deve ricominciare a porsi la domanda: "Come è possibile avere tanti precari e contemporaneamente posti vacanti e famiglie che lamentano il carosello dei docenti?" Molto semplice: in Italia abbiamo docenti che vivono in località ove la cattedra non c'è e viceversa. Quindi le promesse sulla mobilità sono una promessa irresponsabile. Il docente del sud che riceva la cattedra di matematica vicino a casa è un'utopia. E se anche capitasse, rinuncerebbe il giorno dopo aver firmato: o mangia abitando sulla strada, o dorme in affitto senza mangiare. Quindi manca il docente nel nord, si ingenera il precariato e si alimentano le classi vacanti, in una confusione indescrivibile. Sono 10 anni che si domanda un censimento dei docenti in Italia come è avvenuto in Francia, ma da noi la chiarezza è nemica della politica approssimativa. A proposito della laicissima Francia emerge la seconda maschera che il covid-19 ha fatto cadere. Il nemico dello Stato italiano era proprio la scuola pubblica paritaria, l'odioso "privato" che ruba i danari dei cittadini? Guardando all'Europa si legge tutta un'altra storia. Addirittura la laicissima Francia trova che è bene favorire il pluralismo educativo, tanto da ritenere normale il pagare i docenti della statale e della paritaria confessionale allo stesso modo. I Paesi europei che negli ultimi decenni sono usciti a fatica da regimi dittatoriali, come dal comunismo, hanno spinto le nuove democrazie verso una necessità quasi spasmodica di reintrodurre l'interazione tra pubblico e privato, laddove esisteva solo la logica statalista. L'Italia, che godeva fino dal 1945 di democrazia e libertà non aveva le ferite fresche; quindi i superficiali e ignoranti figli dei padri che avevano perso la vita in campo di concentramento, o che avevano fatto la Costituzione, hanno potuto permettersi il lusso di distruggere il pluralismo educativo. Di conseguenza, mentre nei Concordati con i Paesi dell'ex blocco sovietico, post caduta del muro di Berlino, si riscontra un sostegno pubblico e generalizzato alle scuole private anche di origine confessionale, lo Stato italiano spreca tempo a combatterle al grido di "morte alle pubbliche paritarie" che gli regalano 6 mld di euro annui.... Si evidenzia l'assurdo di una politica italiana involutiva, da suicidio eutanasico. Di conseguenza il covid-19 fa piombare sul palco l'ingiustizia delle ingiustizie: in Italia il ricco sceglie e il povero si accontenta. Negli ultimi decenni i veri lesi sono gli studenti più fragili per ragioni economiche, per estrazioni territoriali, per disabilità. Una verità cosi dirompente si è imposta con forza su tutti gli schieramenti politici. A questo punto nessuno si è più sottratto, almeno a parole (troppo grave non pronunciarsi a favore: solo un irresponsabile l'avrebbe fatto): autonomia, parità e libertà di scelta educativa sono da introdurre in Italia, favorendo un processo virtuoso fra pubblico e privato. L'art 3 della Costituzione dice chiaramente che "E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Eppure negli ultimi decenni non un cenno di sdegno si è levato nelle aule del Parlamento, nelle Chiese, nelle sacrestie, nei Palazzi e nelle piazze a favore di tutti quegli studenti e studentesse discriminati per ragioni economiche nel diritto all'istruzione, che deve essere garantito e gratuito per tutti ai sensi dei Patti Internazionali. Nessun disagio per la mancata applicazione dell'art. 26 della Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo che recita testualmente "I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli." Patti educativi e costi standard di sostenibilità risolvono nell'immediato il dramma della mancanza di ambienti e di organico e nella lunga distanza garantiscono un sistema scolastico integrato. Le scuole laiche e confessionali che chiedono rette dagli 8 mila euro in su, che sono davvero le scuole dei ricchi per i ricchi, sono sempre più potenti e forse non hanno alcun interesse ai patti educativi: rischierebbero di perdere l'élite. Sul palcoscenico si recita un copione che sembra attaccarle, e invece le tutela. In queste ore si dice che la scuola riparte il 07/09, poi no, il 14/09, poi dietrofront: decidano le Regioni, come di loro competenza... nel frattempo si sospenderà per le elezioni, intanto la scuola non riparte, e il Governo scarica sul covid prima, sui presidenti di Regione, sui dirigenti statali a seguire, effetti scenografici per confondere le acque. In 20 anni abbiamo tolto alla famiglia povera la possibilità di esercitare la propria responsabilità educativa in modo libero e consapevole; dulcis in fundo, il consenso informato ottenuto (estorto?) dai genitori - cioè autorizzare nelle attività extrascolastiche le lezioni gender ai figli - dirà chiaramente che la formazione antropologica dei cittadini italiani è competenza dello Stato. Leggi simili a quella sul tema citato, in discussione oggi al Parlamento Italiano, esistono in Europa, dove però la famiglia può scegliere a costo zero fra una statale, e una paritaria anglicana, cattolica, ortodossa e laica. In Italia il povero non può. Quindi verrà indottrinato. In questi anni si è abbassato il livello culturale, portando il povero ad una logica di assistenzialismo sociale sul modello del reddito di cittadinanza, azzerando la capacità cognitiva di chi non può pensare se non che la statalizzazione è la panacea di tutti i mali, come pure lo sarebbe il taglio degli stipendi e dei parlamentari... Peccato che con gli ultimi due governi sono più che raddoppiati i costi e i numeri per la casta dei consulenti ed esperti che - ciliegina - finiscono per guadagnare più del presidente del Consiglio. L'avventura del gieffino Casalino docet.

    Chi appena pensa e riflette ha avuto il sentore che, per consolidare uno status di "sudditanza consenziente", dopo aver abbassato il livello culturale, chiuso qualche giornale, limitati i presidi di libertà, con una normativa fitta e contraddittoria si sarebbe ridotta la libertà di parola e attraverso un funzionamento limitato delle aule parlamentari si sarebbe ridotta la democrazia. L'allarme era già stato lanciato in occasione della Manovra Finanziaria di fine 2018, quando i cittadini hanno assistito impotenti e basiti alla grande compressione del ruolo del Parlamento e alla più totale mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali, come ha sapientemente ricordato il Presidente Mattarella. Evidentemente il taglio dei parlamentari va in questa direzione, ben lontana dall'obiettivo di risparmiare danari, considerato che il contribuente paga due volte per i consulenti, a scapito dei rappresentanti del popolo liberamente e responsabilmente eletti. D'altronde per ritrovare in Italia un Governo eletto dal popolo occorre tornare al 2011. Da qui le soluzioni: far ripartire il diritto all'istruzione per tutti, con i patti educativi fra pubblico e privato che ci sta, e costi standard di sostenibilità per allievo; stabilizzare i precari e censire docenti e cattedre. E soprattutto i politici e i conniventi sappiano che questo è il tempo favorevole, non a ottobre post elezioni, perché a quest'ultimo appuntamento i cittadini sono chiamati Regione per Regione a informarsi e a votare in modo responsabile. Allora le sirene dei Palazzi avranno voci molto lontane e indistinte... per i milioni di Ulisse legati al palo della propria coscienza. Dopo di che l'elettore si assumerà le proprie responsabilità: i poveri smettano di bussare alle porte delle paritarie: per loro lo Stato ha deciso che c'è solo la scuola statale. Le paritarie smettano di indebitarsi e portino le rette a 8 mila euro: chi può paghi, come ad esempio molti parlamentari di ogni colore, chi non può si arrangi. Premier, ministra, governo ci pensino. Nessuno più dica: "Che cosa potrà mai succedere?". Oppure: "Che cosa è successo?". Uomo avvisato...

  10. Una frana si è abbattuta in Valtellina, causata probabilmente dalle forti piogge delle ultime ore. Nel pomeriggio di oggi, mercoledì 12 agosto, poco dopo le 17 uno smottamento del terreno ha provocato una frana di fango che ha travolto un'auto con a bordo quattro persone, che è stata poi trascinata nel torrente Mallero che scorre sotto la strada.

    Due le famiglie distrutte

    Secondo le prime informazioni, sulla vettura rimasta coinvolta viaggiavano moglie, marito e due bambini. Tre i morti al momento accertati, ovvero l'uomo, la donna e la piccola. Di loro non sono ancora state rese note le generalità. Da quanto emerso si tratterebbe di una coppia di varesotti, e della figlia di alcuni amici, anche loro di Varese, che viaggiavano su un'auto che seguiva. La piccola vittima aveva compiuto proprio oggi 10 anni. Nell'abitacolo anche un bambino di 5 anni, figlio della coppia deceduta, che è stato raggiunto dai soccorritori e trasportato in elisoccorso all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Al momento è vivo ma si trova in gravi condizioni. Una quinta persona sarebbe riuscita a uscire dall'abitacolo dell'altra macchina e, dopo essere stata soccorsa dal personale medico in un albergo poco lontano, è stata trasportata in ospedale a Lecco. Si tratta del padre 49enne della bambina deceduta. L'uomo era finito nel torrente ma è riuscito a riemergere, rimediando però una ferita aperta all'addome.

    Bambino trasportato d'urgenza in ospedale

    La frana ha coinvolto l'arteria che collega Chiareggio e Chiesa Valmalenco, in provincia di Sondrio, in Valtellina. La tragedia è avvenuta proprio nel territorio di Chiareggio, una frazione in quota di Chiesa in Valmalenco. La centrale operativa del servizio emergenza urgenza sanitaria ha inviato sul luogo i vigili del fuoco , i carabinieri, gli uomini del Soccorso Alpino e del Sagf della Guardia di Finanza. Oltre a due ambulanze, l'auto con a bordo il medico e l'elicottero decollato dalla base di Caiolo al quale si è poi aggiunto quello fatto intervenire da Como. Un elicottero ha trasportato il bimbo in codice rosso all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Intanto un altro elisoccorso, notturno di Brescia sta trasportando personale Usar, Urban Search And Rescue, specializzato nella ricerca macerie, nel luogo dove si è verificata la frana. Secondo quanto riferito dal 118, la frana sarebbe stata causata da una bomba d'acqua che si è abbattuta intorno alle 17 in località Chiareggia, a quota 1.600 metri, sopra l'abitato di Chiesa Valmalenco.

    Continuano le ricerche tra sassi e fango

    Si continua a scavare nel fango anche perché per il momento non si esclude la possibilità che vi possano essere altre vetture coinvolte. Diverse le squadre di vigili del fuoco, per un totale di venti uomini coordinati dalla centrale operativa di Sondrio, che stanno operando sulla strada provinciale all'ingresso del paese di Chiareggio. Sono state soccorse anche altre persone che però non sarebbero ferite in modo grave. Sotto la frana potrebbe esserci ancora qualcuno, come ha fatto sapere Areu Lombardia in una nota. Lo smottamento del terreno è stato probabilmente provocato dal violento temporale che si è abbattuto sulla zona coinvolta. Il primo cittadino di Chiesa, Renata Petrella, ha detto che sovente si verificano smottamenti dei genere in questa zona in seguito a temporali, ma che mai si era verificato un distacco così importante. La tragedia è avvenuta all'altezza dell'ex hotel Baita dei Pini all'ingresso della frazione. Il prefetto di Sondrio Salvatore Pasquariello ha detto all'Agi: "Sono in attesa di notizie dai nostri referenti sul posto. Stanno procedendo alla bonifica per verificare eventuali persone e auto coinvolti".

    Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontanaha scritto sulla sua pagina Facebook: "In contatto con i soccorritori di Areu e della Protezione civile, purtroppo apprendo la disgrazia che è avvenuta nel pomeriggio, una valanga di detriti è piombata a valle all'imbocco dell'abitato di Chiareggio, località turistica in quota di Chiesa in Valmalenco (Sondrio)". Infine, il governatore ha invitato tutti a dedicare una preghiera alle vittime, ai loro famigliari distrutti dal dolore e al bambino ricoverato nella struttura ospedaliera bergamasca.

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