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Roma batte Chievo: la fine e l'inizio

L'ultima partita, speranze ridotte al lumicino per il campionato 2009-2010. La fine in una partita inutilmente vinta ma l'inizio per un nuovo orgoglio giallorosso. La straordinaria cavalcata del girone di ritorno, record assoluto o forse condiviso con uno simile fatto dal Milan anni fa, l'aver continuato a non mollare anche dopo la sconfitta con la Sampdoria, i cui 45 minuti del secondo tempo sono stati decisivi purtroppo per la Roma. Questo e molto altro hanno fatto sì che i tifosi giallorossi abbiano vissuto come in trance questo finale di campionato, sicuri però che la squadra, rispetto al quadro complessivo (compresa la società che lesina sui soldi) ha fatto molto di più del suo dovere. Per questo bisogna ringraziare sia la società ma soprattutto i giocatori e in primis il primo giocatore, quel direttore d'orchestra che si chiama allenatore e che, per la magia che solo a Roma può succedere, è ancora una volta romano e romanista. Grande Ranieri. I miei amici mi sono testimoni che da anni, nelle discussioni solite e in particolare nell'ultimo campionato in cui mi sembrava evidente la fine del ciclo Spalletti, avevo sperato in lui come allenatore. Così è stato e devo dire che le aspettative sono andate oltre ogni previsione. Insomma, questo campionato della Roma travalica il semplice calcio e si iscrive in quelle vicende dove il più debole risulta alla fine moralmente vincente, come, che so, nel caso di Achille contro Ettore. Uno umano, l'altro no. Così la Roma contro l'Inter: 120 milioni di giocatori in tre anni, contro 50 in 4. Questa è la realtà, eppure solo due punti di distacco alla fine.

 

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