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Il film di Ken Loach Sorry we missed you

 

'Se qualcosa può andar male, lo farà'. E' la famosa 'Legge di Murphy'. I film di Ken Loach (e quest'ultimo non fa differenza) sembrano costruiti su questo assioma pseudo-scientifico. Ma non finisce qui, perchè a latere della legge di Murphy c'è l'analisi del rischio. Infatti, sebbene la legge di Murphy non abbia pretese di rigore scientifico è però basata sulla scientifica ipotesi che un'evento improbabile possa verificarsi e non necessariamente in un orizzonte di eventi di numero infinito. Da qui l'ossessione tipica della nostra società di cercare di anticipare e conseguentemente proteggersi dai rischi, comunque provenienti. Andando ancora oltre c'è la sociologia del rischio introdotta da vari sociologi tra cui Luhmann e che ruota attorno proprio alla concezione moderna del nostro vivere. Per finire il sociologo tedesco Ulrich Beck, prendendo spunto da queste premesse, ha definito la nostra società una vera e propria società del rischio. In questa teoria non ci si riferisce tanto al rischio derivante da eventi naturali o fuori dalla portata dell'uomo ma da quelli proprio creati dalla modernizzazione. Lo stesso Beck formulerà poi l'ipotesi che in questa società le contraddizioni sistemiche tendono a trovare risposta nelle biografie individuali. In altre parole, tutte le conseguenze negative create dalla struttura socio-economica (disuguaglianze, disoccupazione, nuova povertà ecc.) non trovano soluzione più nei processi collettivi e istituzionali ma i singoli individui dovranno pensarci da soli a risolverli. Il contrario esatto del chiasmo 'tutti per uno, uno per tutti', insomma. Ciò caratterizza il nuovo secolo rispetto a quello precedente. A dire la verità in molte società già nel secolo precedente s'erano manifestate queste caratteristiche come negli Stati Uniti ma in Europa la prassi dal welfare aveva mitigato questo fattore. E' inutile sottolineare che si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma della convivenza sociale, le cui conseguenze sono solo all'inizio. Uscendo dalla sala dopo aver visto un film di Loach si ha esattamente la versione cinematografica di tutto questo. Lo era il film 'Io, Daniel Blake', lo è 'Sorry we missed you'. In entrambi le vicende che si succeddono portano inevitabilmente verso un finale negativo e non sono affatto vicende di 'sfigati' ma il logico e inevitabile svolgersi di un processo implacabile che non può non avere quello sbocco finale. Fanno da contorno al film, piccole ma interessanti annotazioni su comportamenti, abitudini, scelte ecc. dei personaggi che sono alla base poi del risultato complessivo. Non mancano addirittura riferimenti quasi da tragedia greca come l'intento buonista della figlia piccola nel nascondere le chiavi del furgone paterno che invece sarà foriero di ulteriori sciagure. Oppure dialoghi illuminanti come quello su uno degli oggetti 'sacri' del nostro tempo e cioè gli smartphone. Quando il padre lo sequestra al figlio come ripicca, la moglie lo redarguisce dicendo che non può togliergli quell'aggeggio dove c'è 'tutto il suo mondo'.... Al limite del grottesco i colloqui del protagonista con il suo capo, dove questi mette sul piatto tutti i termini odierni per dire cose antichissime. Franchising è il nuovo modo di avere dipendenti al proprio servizio e quindi il datore di lavoro (sic!) dirà:  'tu non lavori per noi ma lavori con noi' e via di questo passo. Perchè il mondo odierno sembra aver interpretato a suo comodo e piacimento il concetto di Wittgenstein per cui 'i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo'. Di conseguenza, oggi qualcuno pensa che se sostituisci la parola per definire una cosa, quella cosa magicamente ne diventerà un'altra. Ovviamente le contraddizioni che eventualmente sorgono con questo cambio sono a carico del destinatario. E che dire di tutto il quadretto familiare che viene fuori dal film? Mentre Daniel Blake viveva da solo, qui è presente una famiglia in piena regola, con padre madre e due figli. Ma... cambiando i fattori il risultato non cambia e perchè? Perchè, paradossalmente, il protagonista si troverà nei pasticci proprio a causa della famiglia. Parecchi dei suoi guai nascono dall'avere intorno una famiglia, con le sue esigenze e le sue autonomie. Ma queste autonomie familiari sono ormai in contraddizione con il sistema e non possono che essere risolte dai singoli, se ce la fanno. Perchè la sensazione è che le due cose siano praticamente sempre più inconciliabili ed infatti il protagonista senza una famiglia dietro avrebbe meno grattacapi... Per non dire poi di tutto l'impianto del film che ruota intorno ad uno dei fenomeni attuali più in espansione e cioè la vendita online e la catena di indotto che si crea per la consegna veloce a domicilio (e-commerce). Ricorda qualcosa o qualcuno? Inquietante poi l'altro aspetto messo in luce dai film di Loach: la trasformazione del welfare (quel welfare che faceva un tempo da cuscinetto tra individuo e problemi sociali) in una sorta di nuova contraddizione sistemica verso la quale ognuno deve trovare anche qui una soluzione individuale. Il 'nuovo' welfare ha ormai la stessa logica del profitto, per cui la moglie nel film fa parte di un'assistenza sociale che misura tempi e metodi e non deve avere momenti di spreco. Con queste premesse il passo dal privatizzare le cosa pubblica è già cosa implicita ed inevitabile. Se poi le cose saranno meglio o peggio non conta, l'importante è che eventuali nuove contraddizioni non saranno risolte dal 'sistema' ma dall'adattamento individuale dei singoli al tutto.

Recitazione e attori impeccabili nonchè perfettamente azzeccati nel ruolo.
I film di Loach non sono 'belli' esteticamente, sono veri e propri squarci di sociologia messi in pellicola e girati con una severità che contiene però tutto quello che l'esito artistico deve avere nei confronti del pubblico: coinvolgimento emotivo, riflessione e apertura al dubbio.

Qui il trailer ufficiale:

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