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Il film Noi (Us) di Jordan Peele

 

E' il film genere horror che va per la maggiore al momento. Seconda opera del regista e autore del soggetto Jordan Peele, dopo il suo primo film nel 2017 intitolato Get out (Scappa). Il fim è cinematograficamente un mix di Tarantino (dove lo splatter sconfina nel grottesco), David Lynch per i continui accenni simbolici (i conigli nel film ne sono un'emblema) e l'atmosfera perturbante ed infine Romero, regista capostipite del cinema Zombie. In effetti le figure che attaccano gli "umani" nel film ne sono una rivisitazione elegante perchè non meramente fotocopia dell'originale. Questo è un merito del regista. Ma il concetto fondamentale che sta alla base del film è quello del "doppio" (doppelganger), ossia di una copia di sè stessi da qualche parte in giro. Nel film, le "copie" di noi appunto vivono in spazi e luoghi che, sociologicamente, sono definibili come "vuoti" (termine usato da Kociatkiewicz e Kostera), cioè spazi abbandonati, spesso inaccessibili dove comunemente non ci si addentra e che si riempiono spesso di strana umanità. Non a caso il film inizia con didascalie che rimandano all'esistenza di migliaia di chilometri di "tunnel" abbandonati negli Stati Uniti... Tornando al "doppio": l'esistenza di sosia è stata spesso usata in letteratura ma, più importante per il nostro film, è l'esistenza spesso inconscia di un doppio di noi stessi espressa nella psicoanalisi, sia in quella di Freud che di Jung. In Freud il "doppelganger" è associato al concetto del "perturbante", sorta di paura nata da un qualcosa o qualcuno che viene avvertito come familiare e nello stesso tempo estraneo. In Jung è associato al concetto di "ombra" cioè tutto quello che è inaccettabile di noi stessi. Facile vedere nel film il forte influsso di queste premesse, che non pare eccessivo evocare dato che i protagonisti chiamano i loro alter ego proprio con il nome di "ombra". Questi importanti riferimenti sono il punto di forza ma anche di debolezza del film. Con queste citazioni culturali alle spalle il film, nel suo sviluppo narrativo, avrebbe fatto meglio a sconfinare di più verso l'orizzonte della "fantapolitica" (sottogenere della fantascienza) che verso il genere horror. Molto probabilmente Peele se n'è anche accorto. Infatti è corso ai ripari, introducendo una virata "politica" alla storia che alla fine, anche con riferimenti simbolici non casuali come il colore rosso degli "altri", propende per un finale in cui lo scontro sarà sociale e molto probabilmente anche duro. Insomma, il film nasce con agganci notevoli nel mondo del nostro inconscio e finisce per rappresentare il nostro inconscio con i cosiddetti "reietti" dell'umanità cioè gli esclusi dal benessere del consumismo. Per cui le recensioni al film hanno oscillato nell'interpretazione da una parte o dall'altra: chi lo interpreta come una metafora della nostra faccia oscura che non vogliamo vedere, chi invece vi vede la metafora del declino di un sistema economico che necessita degli esclusi per andare sempre avanti. Questa "doppiezza" è alla fine la vera arma vincente del film: una doppiezza narrativa mentre si narra dell'essere doppio. Naturalmente per fare questo Peele deve ogni tanto far "quadrare il cerchio" come si dice e non sempre ci riesce ma resta comunque un'originalità di fondo lodevole, supportata da un registro filmico piuttosto ben dosato su quel mix di cui si è parlato all'inizio. Come inciso finale e a proposito dei "doppelganger" non sfugge alla nostra sensibilità il fatto che internet con i suoi "social" abbia dato la possibilità a tutti oggi di creare una nuova tipologia di "sosia" ("avatar" e simili) nel mondo virtuale della rete. Ma questa è un'altra storia.

Il trailer ufficiale

 

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