Il film Povere Creature di Lanthimos

 

Vincitore a Venezia nel 2023, 2 Golden Globe e 11 candidature agli Oscar. Un bel palmares. Il film 'Povere Cretaure' ricalca tutte le caratteristiche cinematografiche di Lantihmos, ovvero contenuto e tematiche spesso presentate ai limiti del fantastico con tendenze o distopiche (The Lobster) o comunque ascrivibili ad un pessimismo anche in film a sfondo storico (La Favorita). Accanto alle tematiche Lanthimos mostra poi un modo molto personale di girare che, in quest’ultimo film, ha spinto al massimo. Uso frequente di grandangoli per deformare le inquadrature, interni sfarzosi quanto cupi, ambientazioni in città deformate eppure riconoscibili, talvolta strani oggetti come navi inesistenti all’epoca. Tutto questo per ricreare un ambiente della seconda metà dell’800 ma straniante (nel senso propriamente artistico). Il tutto aiuta lo spettatore a calarsi in un’atmosfera favorevole per mantenere alta l’attenzione.  Necessaria, perché il contenuto, essendo imbevuto di rimandi e metafore, spesso può creare sbandamenti di concentrazione in chi assiste. Va detto che la trama, alquanto ‘gotica’, è tratta da un romanzo, con lo stesso titolo di uno scrittore scozzese: Alasdair Gray, venuto a mancare recentemente. Non avendo letto il romanzo non posso dire quanto Lanthimos si sia attenuto al romanzo e quanto ci abbia messo di suo, a parte ovviamente lo specifico filmico. Comunque, la trama vagamente rimanda a quella famosa di Frankestein, creatura nata da assemblaggi biologici, mentre il contorno filosofico sotteso si basa sul rapporto tra identità individuale (anima/psiche) e corpo fisico. 
Tutto questo impianto contenutistico e visivo alla fine lascia stupiti. Lo spettatore esce però dalla sala con una sorta di incertezza sul significato finale da dare al tutto. Cerchiamo di chiarire, allora. Da un punto di vista di collocazione storica siamo in un’epoca dove la scienza sta prendendo il sopravvento e nasce la fiducia incondizionata nella gestione razionale delle cose. Non solo, è anche il momento della scoperta dell’eros soprattutto negli aspetti dell’isterismo femminile (richiamato esplicitamente più volte nel film). In più, le idee socialiste stanno avanzando e fanno sentire la loro influenza un po' ovunque. Infine è il periodo in cui il movimento delle suffragette evolve e prende piede. In una parola una società sempre più razionalista, pragmatica dove sentimenti, passioni e comportamenti sia individuali che collettivi sono affrontati in modo rigoroso, cercando di scoprire nessi e leggi per rappresentarli teoricamente e con il fine spesso esplicito di cambiare la natura umana. Una natura umana quindi vista non più con gli occhi del passeggero sulla nave che invita la protagonista a prendere atto delle brutture e della impossibilità del cambiamento. Vista invece in modo positivo, talmente positivo che infatti il tutto sfocerà nel positivismo come corrente di pensiero fino ad arrivare, successivamente, al neopositivismo del Circolo di Vienna, riassumibile nel credo che le uniche proposizioni sensate sono quelle suscettibili di verifica empirica o fattuale. Non a caso la parola ‘empirica’ viene spesso usata dai protagonisti. 
Tutto questo mix ha riferimenti evidenti nel film, spesso presentati però in una maniera ironica, tanto che molti hanno considerato il film proprio nel suo significato sarcastico se non grottesco. Addirittura questa considerazione ha permesso al film, pieno di scene un tantino spinte sessualmente ed anche ‘splatter’, di risultare visibile dai 12 anni, giustificando questa scelta con il fatto che le scene non vanno prese tanto sul serio, sono un po' umoristiche. Negli USA invece il limite è stato alzato ai 17 anni, tipico del politically correct.
Fatti questi appunti, torniamo al significato del film, poiché sappiamo che Lanthimos ama sconfinare nelle problematiche più filosofiche, quindi è giusto porsi la domanda. Ebbene, probabilmente, il significato sta proprio nel titolo originale sia del romanzo che del film che non è ‘povere creature’ ma ‘poor things’, cioè povere cose o cose povere. Una bella differenza. Se usiamo un valente dizionario della lingua inglese (tipo l’Oxford dictionary) esce fuori che ‘thing’ sta a significare tra l’altro: 
a) un oggetto di cui non si sa il nome o non si vuol pronunciare;
b) un oggetto che non appartiene al mondo animale e/o vegetale quindi inanimato.
Ma forse il più interessante è il terzo significato attribuito proprio al plurale ‘things’, cioè oggetti, indumenti o strumenti appartenuti a qualcuno o utilizzati per uno scopo particolare. Che è praticamente quello che, a partire dal dottor Baxter, un po' tutti faranno. Cosa si può fare di più che prendere lo strumento principale dell’uomo e degli animali, cioè il cervello di una persona e impiantarlo su un’altra persona e questo con lo scopo particolare di creare un nuovo essere?
Solo che queste nuove creature non saranno persone ma cose. Ecco: il significato esteso del film è che quelle povere cose alla fine siamo proprio tutti noi. Pessimista la faccenda ma è perfettamente inquadrata nel solco del nichilismo, dove l’intera esistenza è priva di senso. Lanthimos ce lo ricorda insistentemente nei suoi lavori, come è peraltro largamente riconosciuto dalla critica.

Trailer ufficiale: