Il Museo MAXXI e le opere esposte nel corso del 2013

 

Attenzione: Le opere esposte al Museo cambiano periodicamente (tranne quelle acquisite permanentemente), in questa sede sono trattate quelle presenti nel Museo nel 2013. E' possibile trovare in questo sito la descrizione di alcune opere esposte dall'anno d'inaugurazione 2010 fino al 2016 cercando nella home page e inserendo questa query: 'maxxi e <anno>' dove l'anno va dal 2010 al 2016.

Infine, se siete interessati alla struttura architettonica del Museo MAXXI (museo delle arti del XXI secolo), progettato da Zaha Hadid  ed inaugurato a Roma il 30 maggio 2010, potete leggere una mia opinione in questa sede.

A piano terra dal 22 marzo fino al 29 settembre 2013 era visibile la Mostra Energy (architettura e reti del petrolio e del post-petrolio). Interessante mostra sull'energia come fatto non solo tecnico ma culturale, di modifica sociale e antropologica. Essa voleva illustrare il passato, il presente ed il futuro dello sfruttamento energetico. Attraverso tre sezioni si è cercato di rappresentare il rapporto italiano tra l'architettura, l'energia ed il movimento. Nella sezione Storie è stato rappresentato il passato, Fotogrammi rappresentava il presente e Visioni il futuro. Nella sezione Storie, veniva data particolare attenzione al fenomeno tutto italiano della costruzione degli Autogrill. Anche i Motel sono stati analizzati nel loro significato architettonico e sociologico. La mostra si presentava, insomma, come una sorta di percorso tra tecniche e soluzioni culturali all'approccio energetico. Interessante il riferimento al progetto Heads up highway, dove viene dato conto della possibilitá di sfruttare la superficie delle autostrade per produrre energia elettrica (potenzialmente si avrebbero circa 27000 gigawatt annui). Molto interessante la parte dedicata al Villaggio alpino dell'ENI a Borca di Cadore, terminato nel 1963  e progettato da Edoardo Gellner. In questo campo però il progetto più ambizioso fu Metanopoli a San Donato Milanese, cui contribuirono vari progettisti a partire dal 1953 (Bacciocchi, Nizzoli, Olivieri, ecc.). Inoltre, nella Mostra, attraverso una serie di varie infrastrutture e pannelli, si dava conto della possibile alternativa ai combustibili fossili. All'inizio del percorso un grande pannello era dedicato al progetto OMA/AMO roadmap 2050 per l'integrazione Europea energetica a emissioni zero, il cui obiettivo sarà quello di un approvvigionamento energetico ecologicamente sostenibile e condiviso tra i paesi europei.

Sempre a piano terra nelle mostre allestite nella Galleria Scarpa, da fine giugno 2013 fino al 20 ottobre la sala era dedicata allo YAP. Cioè un concorso annuale di promozione della giovane architettura organizzato in collaborazione con il MoMA/MoMA PS1 di New York, Constructo di Santiago del Cile e, per la prima volta, l'Istanbul Museum of Modern Art. Venivano valutati studi di architettura emergente concernenti progetti per un’installazione capace di offrire ai visitatori uno spazio per gli eventi estivi del museo e per il relax. Nel 2013 ha vinto la struttura HE esposta per un periodo nel cortile del Museo, opera dello studio torinese BAM. La struttura era usufruibile nel cortile esterno del Museo. Offriva spazio anche ad una serie di attività estive che la sera si svolgevano nella sua area.

Inoltre, sempre al pianterreno era possibile visitare l'importante Mostra Inventory dedicata all'artista indonesiana Fiona Tan fino all'8 settembre 2013. Comprendeva una selezione di importanti lavori realizzati dopo il 2004. Interessante era l'allestimento Correction del 2004: una video installazione che coinvolgeva lo spettatore in sala in una situazione carceraria circondandolo con video di detenuti e guardie che ti osservavano implacabili e con sottofondo rumori vari. La Mostra proseguiva al secondo piano, dove peraltro sono riportate su una parete varie incisioni del Piranesi e le sue carceri d'invenzione che richiamano l'architettura del MAXXI. Si arrivava alla bella Galleria 5 dove erano allestite altre installazioni video di Inventory, per la prima volta esposte in pubbblico. All'ingresso vi veniva consegnato un apparecchio con cuffie che riproduceva dei suoni (sospiri, passi, ecc.) quando ci si avvicinava ai video (In Cloud Island e poi Disorient).  

Dal 29 maggio 2013 e fino al 24 novembre nelle Gallerie 2 e 3 del primo piano era possibile visitare la Mostra Galleria Vezzoli con il progetto espositivo The Trinity che presentava, contemporaneamente al MOMA PS1 di New York e al MOCA di Los Angeles, una retrospettiva dedicata a Francesco Vezzoli, con opere a partire dagli anni novanta. L'allestimento risultava particolare, colpiva con i suoi colori sul rosso porpora dove erano allestite le opere di questo bizzarro artista. Il tutto sapeva di un kitsch elegante e intellettuale. Troneggiavano al centro una serie di statue dalle fattezze classiche che sorreggevano degli schermi con video-proiezioni continue. Le luci soffuse contribuivano ad un'atmosfera rarefatta. Alle pareti e ovunque le opere multiformi di questo artista. Opere con un aspetto spesso autoreferenziale, dove il suo viso fotografato, dipinto, scolpito, appariva accanto ed inserito in altri contesti come statue classiche, cartelloni pubblicitari di film, fotografie, ecc. Una chicca l'opera in video in fondo alla sala intitolata il ritorno delle palle che rimbalzano, titolo che lasciava intendere il soggetto un pò pornografico. La mostra continuava prima con una serie di busti classici cui faceva da corrispettivo un calco del viso di Vezzoli che sembrava quasi dialogare con i busti stessi e poi con tutte sedie appaiate. Quest'opera era intitolata le 120 sedute di Sodoma cui seguiva un'altro allestimento intitolato Comizi di non amore, un convincente video che riassumeva in sè il significato ambiguo e di finzione dei reality televisivi. Entrambe le opere avevano un chiaro riferimento a Pasolini.

Sempre nella Galleria 2 e 2a, un'interessante Mostra di Luigi Ghirri 'Pensare per immagini' aperta al pubblico dal 24 aprile 2013 al 27 ottobre 2013. La Mostra attraversava l'opera di questo grande fotografo italiano in modo completo ed è stata in grado di far apprezzare in pieno la concezione della fotografia in Ghirri, sintetizzabile con le sue stesse parole: "la fotografia non è pura duplicazione o un cronometro dell'occhio che ferma il mondo fisico, ma un linguaggio nel quale la differenza tra riproduzione e interpretazione per quanto sottile, esiste e da luogo a un'infinitá di mondi immaginari". Tenendo a mente questi concetti, il visitatore poteva godere in pieno delle delicate foto di Ghirri, scattate e stampate con accuratezza ma usando quasi sempre tecniche in fondo amatoriali (molte sono stampe C-print cioè a stampa cromogenica). Dedicate a città e luoghi come il Lago di Braies, Castelrotto. Alcune leggermente autoreferenziali come quella della finestra con la scritta "Foto" oppure come quella a Parigi con una donna che a sua volta fotografa.  Seguivano alcune foto Polaroid di Amsterdam, molto belle. Anche una foto su Sassuolo molto particolare attraeva la nostra attenzione mentre, in un angolo, apparivano all'improvviso una serie di foto di paesaggi di una ricercatezza assoluta: Marina di Ravenna, Rimini, Lido di Volano, Capri, Metaponto, Tellaro, Melfi, ecc. Tutte foto straordinarie giocate su colori tenui, pieni di luce soffusa, calda, tanto da sembrare quasi degli acquerelli. In particolare ricordiamo: il Rifugio Grostè a Madonna di Campiglio, una foto sulla Campagna ferrarese, un cancello con neve a Pomponesco che si ripete a Formigine e nuovamente un'altra foto del cimitero di Pomponesco. Altra foto stupenda era quella scattata ad Argine Agosta a Comacchio: una casa nell'acqua. Un'altra foto imperdibile era quella dedicata a Versailles, praticamente perfetta, dalle prospettive e dall'insieme equilibratissimo, i colori poi talmente attraenti che il tutto sembrava una stampa. Seguiva una foto di San Pietro in vincoli a  villa Jole che ricordava vagamente le ninfee di Monet. Un'altro filone cui Ghirri dedicò attenzione fu quello della fotografia a strutture architettoniche: dalle case popolari di Portoghesi di Trevigliano Mazzano alla tomba Brion, alla cittá universitaria di Roma di Piacentini, nonché le foto d'interno dedicate alle opere di Aldo Rossi. Esposte in una parete a parte le foto fatte a Bologna nello studio di Giorgio Morandi; scatti con i quali Ghirri fa rivivere in pieno l'atmosfera dei quadri del grande pittore. Per finire, addossata alla parete c'era un'altra frase di Ghirri in cui egli considera la fotografia utile perchè aiuta a togliere e non ad aggiungere nella rappresentazione delle cose. Ovvero l'uso stesso dell'inquadratura è già un tentativo di sintesi della rappresentazione. Non bisogna stupirsi di queste affermazioni, dato che Ghirri oltre a praticare la fotografia, è stato un grande teorico della stessa. Le sue teorie sulla fotografia, per chi ama quest'arte o per chi fosse interessato, sono comunque esposte nel prezioso volume Lezioni di fotografia del 1989.

Al primo piano, aprendo la porta a vetri, s'accedeva alla Mostra delle opere di Alighiero Boetti a Roma (1940-1994). Tra quelle esposte spiccavano Tutto del 1989: una sorta di mosaico colorato e La natura è una faccenda ottusa (1981),  La quinta essenza del tempo del 1993, opera tutta in verticale su carta intelata che era una tipica tecnica usata dell'artista. Seguivano altre grandi tele come Orme 1 e 2, Fregiò, Faccine ed altre senza titolo. Proseguendo nella sala successiva erano esposte alcune tele fatte con ricamo su tessuto intitolate Poesie con il Sufi Berang, ovvero una miscela frutto della collaborazione tra l'artista e le poesie del maestro. Opera del 1989 e presentata a Parigi era per la prima volta visibile in Italia. Seguiva un'opera dell'allievo Francesco Clemente Under the hat del 1978: acquarello su carta accattivante e altre opere di Luigi Ontani tra cui Tappeto volante aureo e En ruote d'apres Pietre Loti dal 1975 al 1978.

Inoltre si segnalano alcune opere presenti fino a maggio 2013.  Al primo piano, a parte le opere acquisite permanentemente dal Museo, spiccavano  due opere interessanti di Maurizio Mochetti: Cilindro due dischi di luce e la più recente Rette di luce nell'iperspazio curvilineo. Seguiva un'opera di Haluk Akakce (Ankara) A delicate balance del 2001: video proiezione come commistione di pittura e animazione, fatta di grandi pennellate nere e poi animate. Candice Breitz esponeva Becoming Meg del 2003: una video installazione basata su un noto programma MTV. Opera molto particolare era quella di Tony Oursler: Kepone Drum (1989). Un riferimento agli effetti cancerogeni di una sostanza il kepone, rappresentato da un bidone con una fuoriuscita da dove scorre un testo sugli effetti della sostanza. Avish Khebrehzadeh  era presente con The Cow del 2003. Video che riadattava un racconto dello scrittore persiano Saedi. Eva Marisaldi (1966) era presente con: Il corvo, Pale idea, Legenda opere che risalgono dal 1998 al 2002. Eclettismo su video, spunti immaginativi, le tre storie erano accattivanti filmati d'animazione accompagnati dalla musica originale di Enrico Maria Serotti. A ridosso della galleria 2 si vedeva un buco quadrato nel muro. Si trattava di una accattivante installazione di Lara Favaretto (1973) intitolata La terra è troppo grande del 2005. Un video che consentiva la visione ad una sola persona per volta attraverso un foro. Concepita come un lungo piano sequenza, accompagnata da una musica appropriata, era piena di personaggi fantastici in bianco e nero. Cultura popolare tra mondo onirico e realtà. Il tutto molto surreale. Nella parete accanto erano esposte opere di Davide D'Elia (1973) tra cui spiccava Bizzarra Louise del 2012: una serie di 24 quadri fatti con carta da parati prelevati dalla casa di Louise, veramente esistita. La carta, riportando segni della vita vissuta in casa, era una riflessione sui ricordi e sulla memoria.

Degna di segnalazione, infine, la Mostra The sea is my land tenutasi nell'edificio prospiciente al Museo e dedicata ad Artisti del Mediterraneo. Era visibile dal 4 luglio 2013 fino al 29 settembre senza biglietto ed era ricca di fotografie ed altre opere di numerosi artisti provenienti dai paesi che si affacciano su questo mare ricco di storia e popoli.

Come raggiungere il Museo MAXXI. Il Museo è raggiungibile con i mezzi pubblici (metro) da Piazzale Flaminio con la fermata metro A e poi con il tram numero 2 fermata Apollodoro. Scesi dal tram, girare verso sinistra attraversando la piazza e camminare verso Via Guido Reni per circa 300 metri, dopo la ben visibile Chiesa di Santa Croce. Con il mezzo privato, è possibile trovare parcheggio (a pagamento orario) negli ampi spazi davanti al Museo. Si ricorda che il Museo è vicino all'Auditorium di Renzo Piano, a sua volta raggiungibile a piedi dall'altra parte della piazza, oltre il Palazzetto dello Sport (importante costruzione dell'architetto Nervi per le Olimpiadi del 1960).