Clicca per il Menu:

Il Museo MAXXI e le opere esposte nel corso del 2014

Attenzione: Le opere esposte al Museo cambiano periodicamente. Per leggere la descrizione delle opere esposte nel 2016 cliccare qui:

Per le opere esposte nel 2015 cliccare QUI Per le opere esposte nel 2013 cliccare QUI. Per le opere ancora precedenti nel corso degli anni 2010, 2011 e 2012 cliccare qui:

Cominciamo con gli spazi esterni. C'erano una serie di interessanti installazioni.  La prima venendo dall'ingresso era la struttura di Marinella Senatore intitolata The School of narrative dance. Fatta sostanzialmente di sabbia, forniva una specie di set ideale per essere usata per una serie di attività come la danza. Seguivano due installazioni dello Studio Costa progettazioni (Renzo Costa architetto). Si trattava di due sfere giganti visitabili all'interno dove erano proiettati dei video sulla condizione femminile nel mondo. In fondo, la struttura vincitrice dello Yap MAXXI 2014 intitolata 8 1/2 di Ammendola, Grant, Cano, Manfra, Asli, Pantaleoni, Ragazzo. La struttura era una parete in legno alta 8 metri con 312 sfere di plastica riciclata, illuminabili. Serviva per ospitare eventi. Accattivante e interessante.

Appena entrati nella zona museale colpiva una gigantesca opera (collezione permanente) di Anish Kapor intitolata Widow (2004). Sembra uno stetoscopio dei vecchi tempi dal significato inquietante, che coinvolge visivamente e non solo lo spettatore.  

Subito dopo si era attratti dalla colorata Mostra dedicata a Gaetano Pesce dal titolo Il tempo della diversitá, ricca di multiformi opere di design, architetture, performance. La mostra era organizzata su 7 percorsi segnati da parole-chiave secondo gli aspetti tematici. Molte le opere di natura interattiva. Suggestiva, era piena di oggetti convenzionali (sedie, poltrone, lumi, bigiotteria ecc.) rivisitati in modo bizzarro che attiravano effettivamente l'attenzione del visitatore. Meritava. In particolare, nella Stanza tempo/ghiaccio c'era una massa ghiacciata che si scioglieva goccia a goccia ed il cui rumore era amplificato. Era sinceramente la mostra più interessante presente al momento della visita.

In fondo, si proseguiva con una Mostra Strutture romane che testimoniava attraverso l'esposizione di progetti, foto, ecc. gli interventi degli architetti ed ingegneri del novecento (Montuori, Musmeci, Nervi), un assaggio dei potenziali contenuti presenti nel Centro Archivi del MAXXI Architettura.

Salendo, prima della Galleria 2, una stanza buia ospitava fino ai primi di ottobre Geografie italiane: un impianto audiovisivo dedicato ai percorsi di architettura contemporanea. Interessante lo scorrere dei video che attrae subito l'attenzione. La mostra era un percorso concettuale attraverso l'architettura italiana della seconda parte del secolo scorso.

Alla Galleria 2 trovavamo pareti dedicate a varie tematiche: il corpo in azione, miracoli d'infrastrutture, oltre la prigione, la cittá tra ordine e caos ecc. Da segnalare una cella con sbarre, dove, una volta entrati, un gioco di specchi moltiplicava l'immagine all'infinito, nonchè due sedie tamburo appoggiate al muro dell'artista Chen Zen del 1998. Da segnalare la presenza di una delle tante belle sculture bronzee di donna di Thomas Schutte, Bronzefrau del 2002. Proseguendo nella sala colpiva una strana scultura in resina nera di F. Roche intitolata Weeping prototype, un concept building definito 'malinconia di un frammento che trasuda i propri umori'. A seguire una sala intitolata il teatro del mondo con un'opera di Ilya e Emilia Kabakov Where is your place? Anno 2003: un misto di ricostruzione di una sala museale con strani oggetti, comprese due enormi gambe con scarpe.... Altra stanza titolata stanza del genio con opere di Aldo Rossi. Poi stanza dedicata a Nature, materia in movimento con foto di opere architettoniche messe in modo da creare strani effetti visivi camminando.  

La Galleria 3 era dedicata complessivamente a Non basta ricordare ed era a sua volta suddivisa in varie sottosezioni. Da segnalare co-abitare dedicata alla tematica di eventuali soluzioni per i problemi della convivenza ed il degrado nelle grandi cittá. Si trattava di una serie di video e documenti che mostravano alcuni esempi di riqualificazione, in riferimento a Mario Fiorentino. Di particolare interesse il video di Carsten Nicolai con musica intitolato Future past perfect. Inoltre foto di Letizia Battaglia su Palermo. Oltre, una sala intitolata La veritá a giudizio in riferimento a questa tematica nell'ambito architettonico. Spiccava però una gigantesca installazione in carta sagomata, ricca di figure nella forma di silhouette intitolata The emancipation approximation (1999) di Kara Walker ed ispirata la periodo della schiavitù negli Stati Uniti e già esposta in molti musei. Nel corridoio adiacente opere appartenenti alla sezione Alla fine la luce tra cui spiccava un lampadario 'abitabile', con tanto di scaletta per salire, opera di Vedovamazzei (2000) ed intitolata Climbing. Il lampadario era fatto con una grata delle metropolitane ad ironizzare su un giaciglio tipico dei senza tetto. Notevole anche la Cappella Pasolini di Adrian Paci del 2005 (Albania): una baracca in legno con dentro alcuni fotogrammi dei film di Pasolini. A proposito di Pasolini, sempre nella Galleria 3 si notava un auto con i fari che ogni tanto si accendono: si tratta dell'opera di Elisabetta Benassi intitolata proprio Alfa Romeo GT veloce (2007). L'auto è lo stesso modello di quella guidata da Pasolini la notte che è stato ucciso e tutta l'ambientazione dell'opera richiama proprio l'ambiguità di quell'omicidio. L'opera era già stata esposta nel 2012 al MAXXI. Lungo i camminamenti che salgono e scendono era interessante dare un'occhiata agli schizzi ed appunti di Sergio Musmeci (1926-1981), in cui si affrontano i temi legati al rapporto tra architettura e scienza. In particolare dei disegni su alcune particolari strutture geometriche cariche di potenzialità non solo estetiche, come quelle da lui definite figure 'antipoliedriche' o le strutture tetraediche. Da segnalare ancora la sala dedicata a Rosa Barba e alla strutture filmiche che trattano il tema del tempo attraverso l'uso del loop, sala intitolata The mute veracity of Matter II.

La Galleria 4 era dedicata a Ettore Spalletti con una mostra titolata Un giorno così bianco, così bianco. Era visitabile fino al 14 settembre e, oltre a godere le 'tele' monocromatiche dagli incredibili colori tenui (tecnica d'impasto su tavola), era possibile visitare un box tutto bianco sia all'interno che all'esterno, accecante e suggestivo.

In fondo, nascosta da una tenda la suggestiva e imperdibile opera di Giuseppe Penone 'Sculture di linfa' che fa parte della collezione permanente. Occupava tutta una sala, molto coinvolgente.

Al secondo piano, prendendo l'ascensore, si poteva vedere una piccola mostra Design destinations fino a settembre 2014. Descrive l'impegno di sette giovani designer italiani trasferiti in Olanda. I nomi dei giovani: Franzese, Gatto, Innella, Lanzavecchia, Montalti, Morpurgo e studio Formafantasia. Colpiscono alcuni oggetti bizzarri presenti. 

Infine la Galleria 5  ospitava una Mostra dedicata alle fotografie di Linda Fregni Nagler, intitolata Per comandare all'aria. Erano 14 foto in bianco nero con tecnica ai sali d'argento su carta baritata più una foto a colori e tre sculture in acciaio. Interessante queste sculture perchè riferendosi alle foto di Nadar dell'800 mettevano in luce la questione non da poco del limite dell'inquadratura in fotografia che costringendo gli oggetti in un rettangolo, nasconde tanto quanto rivela. Le foto sembravano scatti di gente che cerca di gettarsi nel vuoto dagli edifici!

A piano terra la Galleria Scarpa era dedicata ad una Mostra intitolata Roma interrotta. Si trattava delle riproposizione, attraverso i documenti acquisiti dal MAXXI Architettura, della storica mostra del 1978 sul problema della sostanziale stasi della progettazione architettonica nella città, prendendo spunto dalle piante del Nolli del 1748 e documentava gli interventi pensati da ben 12 architetti di fama internazionale per superare questo blocco. 

Nella contigua Galleria Ferrari era presente una Mostra su Piero Sartogo e gli artisti, importante architetto italiano vivente. Entrambe le mostre descritte facevano parte dello stesso progetto espositivo Tra/Between visitabile fino al 21 settembre. All'esterno era stata esposta fino a marzo una strana campana alta e fatta di giunchi: Warka Water. In realtà si trattava di un progetto di Architecture and Vision molto interessante. Un tentativo di fornire acqua potabile alle popolazioni che hanno difficoltà a reperirla. Raccoglie infatti acqua di condensa fino a 100 litri al giorno ed è pensata per le regioni montuose dell'Etiopia (2012).

Nella zona a pianterreno, vicino all'ingresso, nella Galleria Scarpa era visitabile la Mostra Playful inter-action, tra cui spiccava l'opera Pendulums che coinvolgeva lo spettatore nel dare l'input ai pendoli di Newton per creare suoni.

Per gli amanti della fotografia soprattutto documentaria era possibile visitare una sala dedicata alle fotografie di Gabriele Basilico tra cui foto del cantiere MAXXI in costruzione. Interessanti e tutte in bianco e nero. I soggetti: prevalentemente caseggiati e strutture architettoniche italiane ed estere.

Fino ai primi di maggio al pianterreno si poteva visitare la Mostra Erasmus effect ovvero architetti italiani all'estero. Mostra sui motivi e storie di architetti che sono andati a cercar fortuna all'estero. Tra gli altri Arturo Vittori, Pietro Belluschi, Simona Malvezzi, Paolo Soleri oltre naturalmente a Renzo Piano, allo studio Fuksas, ecc. Lungo la parete di sinsitra una cronologia sintetica dei momenti storici di quest'ultimo secolo con le opere degli architetti nel mondo. 

Nella zona museale vera e propria, dopo la Mostra Erasmus, era possibile visitare una mostra Figure e frammenti dedicata a Alessandro Anselmi architetto da poco scomparso e fondatore del Gruppo romano architetti urbanisti GRAU. Egli dava particolare attenzione alla geometria come concetto fondante per i progetti architettonici.

In fondo, tra la Galleria 2 e 3, erano allestiti tavoli di legno messi uno sull'altro: si trattava di una parte dell'opera Plegaria Muda di Salcedo già esposta nella sua interezza di ben 120 tavoli nel 2012 al MAXXI.

Forse la Mostra più interessante allestita fino ad aprile è stata però quella dedicata nella Galleria 4 a Jan Fabre ed intitolata Stigmata. Il bizzarro artista dalle trovate provocatorie merita assolutamente di essere conosciuto. Era una retrospettiva che permetteva allo spettatore di cogliere in pieno lo spirito artistico di questo eclettico autore, legato all'idea della performance-art. La sala era zeppa di video ai muri, tavolini, foto e quadretti di vario genere, rappresentativi dell'azione artistica di Fabre, spesso improntata alla provocazione ed al surreale. Spiccavano, tra le altre cose, manichini emblematici come quello ricoperto di soldi o altri a forma d'insetto, vestiti da lui usati in alcuni video visibili alle pareti. Un'altra opera bizzarra era data da una televisione ricoperta di schiuma da barba con sullo schermo la scritta 'after art', ironico riferimento ad una bottiglietta di after shave (dopobarba). Per i più acculturati, in fondo alla sala, una sua intervista ad Edward Wilson (uno dei più grandi etologi viventi) dall'emblematico titolo: il cervello è la parte più sexy del corpo? E che dire di un manichino seduto che guardava al microscopio fatto interamente e in modo maniacale solo con puntine da disegno? QUI una recensione a questa retrospettiva a lui dedicata dal MAXXI.

La Galleria 5 (livello 3) era dedicata fino al 4 maggio all'esposizione Utopia for sale. Si trattava di una mostra per far riflettere sui temi della globalizzazione. Interessante un'opera esposta a testimonianza della performance Opera consumption di LiLiao del 2011. Erano messi in mostra gli indumenti ed attrezzi da lui personalmente usati in un lavoro di 45 giorni nella fabbrica degli IPAD Apple in Cina dove, alla fine del suo lavoro, ne ha acquistato uno con i soldi guadagnati come abile metafora del ciclo produzione-consumo tipico dei nostri tempi.

Gli spazi pubblici presenti al Museo ed il MAXXI B.A.S.E.

Se proprio non volete vedere l'interno del Museo, potete, durante l'orario d'apertura, camminare e godere degli spazi pubblici antistanti. Infatti, come è accaduto per il vicino Auditorium di Renzo Piano, anche il MAXXI è diventato meta di gente che frequenta gli spazi antistanti e relativi locali a disposizione. La frequentazione è un pò diversa, per la verità. Negli spazi antistanti prevalgono mamme e bambini, dato che lo spazio intorno al MAXXI sembra diventato un luogo dove portare i bambini a passeggio nel quartiere Flaminio o dai vicini Parioli. E' possibile entrare in una libreria dove si trova un'ottima scelta di pubblicazioni riguardanti l'arte contemporanea e ricca anche di gadgets. E' possibile frequentare, per chi ama i locali dove consumare e restare a conversare, un bel Bar/Ristorante (attrezzato per il brunch e pasti leggeri) in stile minimalista con comodi divani interni ed anche tavolini all'aperto.

Un discorso a parte merita il cosidetto MAXXI B.A.S.E., che raccoglie una Biblioteca  molto attrezzata e specializzata sull'arte contemporanea, nonchè vari Archivi per soddisfare le esigenze di curiosi e studiosi. Per l'accesso al MAXXI B.A.S.E. è però necessaria la card MyMAXXI

Come raggiungere il Museo MAXXI. Il Museo è raggiungibile con i mezzi pubblici (metro) da Piazzale Flaminio con la fermata metro A e poi con il tram numero 2 fermata Apollodoro. Scesi dal tram, girare verso sinistra attraversando la piazza e camminare verso Via Guido Reni per circa 300 metri, dopo la ben visibile Chiesa di Santa Croce. Con il mezzo privato, è possibile trovare parcheggio (a pagamento orario) negli ampi spazi davanti al Museo. Si ricorda che il Museo è vicino all'Auditorium di Renzo Piano, a sua volta raggiungibile a piedi dall'altra parte della piazza, oltre il Palazzetto dello Sport (importante costruzione dell'architetto Nervi per le Olimpiadi del 1960).

Privacy Policy