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Una recensione al film Melancholia di Lars Von Trier

 

Personaggio bizzarro e fondatore del manifesto-movimento Dogma 95, Lars Von Trier  ha presentato a Cannes 2011 questo film Melancholia, premiato per la migliore interpretazione (Kirsten Dunst). Lui non era più a Cannes, espulso per dichiarazioni filonaziste. Quanto meno, Lars Von Trier è molto poco politically correct. I suoi film comunque non sono fatti per essere visti distrattamente. Quest'ultimo nemmeno. In un certo senso potrebbe essere messo in relazione con l'ultima fatica di Malick: l'albero della vita. Entrambi prendono lo spunto dal rapporto Uomo e Natura. Entrambi raccontano di questo rapporto e entrambi considerano la natura un qualcosa non facilmente assimilabile ai desideri umani. Tuttavia, quello di Malick è un film a dir poco ottimista rispetto a questo. Infatti, Lars Von Trier raggiunge in questo film punte di pessimismo  cosmico che difficilmente si sono viste nella storia del Cinema e non solo. Non è esagerato.
Il film è ricco di simboli. Prendiamo il titolo. E' riferito allo stato malinconico (con parole odierne "depressivo") ma il nome è connesso alla teoria umorale degli antichi Greci, in primis Ippocrate, che vedevano nella bile nera la fonte dello stato malinconico ed era rappresentato guarda caso dalla terra. Ed è la Terra appunto quella che sarà distrutta. La distruzione della Terra, totale, senza se e senza ma è il solo modo per porre fine alla depressione della protagonista ed infatti lei l'accetta senza ribellarsi, a differenza degli altri che ridicolmente cercano di allontanare la pura verità: solo la morte può dare consolazione, perchè, come dicevano gli Epicurei, quando c'è lei non ci sei tu e quando ci sei tu non c'è lei. Non solo. La terra totalmente distrutta rende inutili anche le cosidette opere d'ingegno dell'uomo: dalla scienza (peraltro resa fallace nel film) all'arte. Infatti, se nessuno rimarrà e tutto andrà perduto, anche queste non avranno più memoria. Esemplare la scena in cui la protagonista bolla come emerita cretinata il voler attendere l'impatto catastrofico ascoltando musica o leggendo testi. Questi sono già di fatto lettera morta se nessuno li potrà più vedere o ascoltare. Come si vede il film è tutto nel filone catastrofista, esattamente come una miriade di film americani pieni di effetti speciali. E qui altra genialata di Lars Von Trier. Nel manifesto Dogma 95 si diceva che gli effetti speciali devono essere assolutamente banditi nel girare un film. Ora, è possibile girare un film catastrofico senza nemmeno un effetto speciale? Lars ci ha dimostrato che è possibile. Anzi, è possibile proprio con scene di una bellezza descrittiva ai limiti del calligrafico. Il campo da golf,  perfettamente verde e levigato, il giardino all'inglese, una natura terrestre bella ed elaborata sapientemente dall'uomo. Natura terrestre, perchè un altro aspetto fondamentale su cui Lars vuole farci ragionare è proprio questo: quando parliamo di Natura (con la N maiuscola), di quale Natura parliamo? In genere, anche nei discorsi degli ambientalisti, ci riferiamo alla Natura pensando alla Terra come Natura. Ma non è così. La Terra è semplicemente un niente nell'immenso cosmo, praticamente un vaso di coccio in un carro pieno di vasi di ferro. Tanto che la sua scomparsa avviene con un processo tragico per l'umanità ma assolutamente ordinario per la vera Natura, ovvero quella Cosmica. Su questi piani e con questi rapporti non c'è scampo. Paradossalmente Malick parte dall'Universo per scendere verso la Terra. Lars fa il contrario: parte dalla Terra e risale all'Universo che è assolutamente indifferente a noi, molto di più della Terra stessa. Per cui il film di Lars è un film pieno di contrasti: è un film catastrofista di fantascienza che racconta proprio come la vera fantascienza sa fare e cioè ponendo domande al limite della filosofia, senza minimamente usare però i procedimenti dei racconti di fantascienza e catastrofisti. Un esempio è l'assoluta illogicità di quello che avviene. Nei film catastrofisti, anche quelli più banali, ci si sforza un minimo per appellarsi a teorie scientifiche, almeno per dare un minimo di credibilità alla storia. Niente di tutto questo per Lars. Il pianeta che distruggerà la Terra va a spasso per lo spazio come un ubriaco, senza seguire nessuna legge di gravità: prima s'allontana eppoi ritorna sui suoi passi. Tecnicamente,  dal punto di vista cinematografico, Lars concentra il metodo della camera a mano (unico metodo di ripresa ammesso per Dogma 95) solo nelle scene del matrimonio. Dopodichè s'abbandona a tecniche di ripresa sapientemente giocate con squarci di luce e ombre (anche notturni) che, altra analogia, fanno ricordare la maniacale cura delle riprese esterne ed interne di Malick. Molto usata anche la tecnica del rallenty per accentuare un gusto quasi narcisistico nell'uso della macchina da ripresa. Colonna sonora in perfetta sintonia. Il preludio al primo atto del Tristano ed Isotta di Wagner accompagna una delle scene capolavoro al rallenty del film. Anche qui, la scelta sul Tristano e Isotta di Wagner non è casuale: nel musicista tedesco le due figure di amanti diventano profondamente romantiche e l'amore aspira alla morte, proprio come nella protagonista del film.
Insomma, a parte evidenti sintomi depressivi per cui è meglio starne alla larga, cercate di  vedere questo film straordinario e gustatevelo scena per scena: mai nella storia del cinema, forse, il meraviglioso prologo del Qohelet biblico ha avuto tanto spazio. Con una differenza non da poco: nella Bibbia c'è Dio, qui no.

Il Trailer:

 

Commenti  
0 #2 L'apatica depressioneGiovanni Berardi 2016-07-22 13:01
Melancholia è agonia, una lenta agonia che si protrae in maniera inesorabile e che con il suo continuo e lento avvicinarsi scandisce la disintegrazione della vita sulla Terra, l’eliminazione del genere umano.

Ecco qui la recensione completa: https://mgrexperience.wordpress.com/2016/07/22/melancholia-di-lars-von-trier/
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0 #1 giulia 2011-12-04 19:17
Per chi volesse approfondire il tema della "malinconia" consiglio vivamente il saggio di R.Klibansky, E.Panofsky, F.Saxl "Saturno e la melanconia", Einuadi, 1997
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