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Carl Gustav Hempel intervistato a Rai educational sul concetto di verità nella scienza

 

Ogni anno, alla scadenza del canone RAI, ci chiediamo perchè pagarlo. In effetti, con i normali programmi RAI in giro c'è poco da stare allegri. Per fortuna che la RAI si ricorda qualche volta di essere un servizio pubblico, come nel caso delle trasmissioni di Rai Educational

Tra le lodevoli iniziative delle trasmissioni si sono segnalate nel tempo quelle dedicate a temi filosofici e di filosofia della scienza. Il contenuto di quei programmi è stato poi raccolto e messo a disposizione, insieme ad altro materiale, su un sito molto serio e assolutamente da visitare: quello dell'Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche

Ce n'è per tutti gusti. Ovviamente per palati che sappiano apprezzare un minimo di informazione allo stato serio, dove i nomi rispettosamente citati negli articoli rimandano a personaggi non certamente avvezzi alle prime pagine della normale quotidianità.

E' l'esempio di Carl Gustav Hempel, personaggio poco noto e scomparso già da più di 10 anni ma importante epistemologo. Come tutti i grossi nomi anche lui ha un paradosso all'attivo: il paradosso dei corvi, un utile passatempo per chi volesse cimentarsi con qualche rompicampo dopo la settimana enigmistica. Il paradosso in questione mette in guardia dai rischi insiti nel ragionamento induttivo.

Tornando alle trasmissioni di Rai Educational, anche Hempel fu intervistato a suo tempo e il contenuto scritto dell'intervista è qui rintracciabile

L'intervista, basata sul concetto di verità scientifica, mostra come Hempel ha elaborato, nel corso della sua vita, l'ipotesi che la scienza ha poco a che vedere con la ricerca diretta della verità. Essa ha il compito di costruire delle immagini ben integrate del mondo, che incorporino in modo semplice e coerente i dati empirici. In altre parole, le teorie scientifiche non mirano alla scopo ontologico della verità ma a quello metodologico di ottimizzare il sistema di credenze che è posseduto in un dato momento. Ancora più semplicemente, non mirano all'essenza della verità ma perseguono un obiettivo meno ambizioso sistemando in modo coerente le credenze sulla realtà che l'uomo possiede ad un certo stadio del suo sviluppo storico.

Direi che tutto questo si commenti da solo e non c'è altro da aggiungere. Forse cambierei la parola immagini con modelli, più consona quando si parla di scienza. Almeno che Hempel non preferisca 'immagini' proprio per significare il fatto che anche la scienza, in fondo, serva a produrre dei  significati dell'esistenza e dell'umano vivere, esattamente come fanno le ideologie, le religioni, i miti, ecc. Questo sarebbe interessante perchè renderebbe la scienza non solo un fatto razionale ma inserito in un contesto sociologico.

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