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Il rapporto tra storia e sociologia

 

La Critica sociologica è una rivista fondata da Franco Ferrarotti, nume della sociologia in Italia.
In un articolo un po' lontano nel tempo ma sempre valido, Ferrarotti, a proposito del rapporto fra storia e sociologia e se esso si basi su una possibile integrazione, sintesi o conflitto, scriveva tra l'altro:

"... mentre si riconosce che ogni analisi scientifica è necessariamente selettiva e non può quindi prendere in considerazione tutti gli aspetti e tutte le proprietà di una data cosa o fenomeno, si tende poi per contro a far passare l'analisi del tutto concepito come insieme di aspetti significativi....come se fosse in effetti l'inclusione positiva e conclusiva di tutte le note caratteristiche che costituiscono un dato fenomeno sociale..."
Sottoscrivibile questa affermazione, peraltro di vaga tendenza popperiana, legata cioè al pensiero di Karl Popper.
Le scienze sociali e la loro metodologia si baserebbero allora su un equivoco: costruite sulla riduzione del fenomeno ai fatti significativi, pretendono di rendere conto in modo onnicomprensivo del fenomeno osservato.
Tuttavia, questo è proprio il metodo scientifico: tendere alla creazione di modelli della realtà.
Quindi il problema è: perchè i modelli costruiti sui fenomeni sociali non possono includere la visione totale della realtà?
La risposta può essere data su più fronti:


a) negando anche alle scienze naturali l'onnicomprensività del metodo (per cui anche nei fenomeni naturali un modello non ha pretese di descrivere tutta la realtà);


b) introducendo l'elemento della complessità del fenomeno sociale (nel modello le variabili sono molte e di difficile connessione) che porta a poter risolvere la questione con l'affinamento dei metodi alla base del modello;

c) introducendo come elemento distintivo l'imponderabilità o imprevidibilità del fenomeno sociale (cioè l'elemento caratterizzante è l'imprevidibilità e solo una parte residua attiene alla prevedibilità).


Si noti che l'ipotesi c) contiene la necessità di dibattere intorno al peso dell'attore sociale (che in genere detiene l'atto imponderabile) e del sistema (in genere più prevedibile).

Ancora: è facile, nei tempi passati, parlare di una storia descritta sui grandi avvenimenti e soggetti. Meno oggi, dove l'attore sembra scomparso mentre le istituzioni sembrano le protagoniste, senza leader veri, senza capi e burocrazie che decidono secondo criteri che hanno anche la pretesa della giustificazione democratica.
Si ritorna allora al problema del potere nelle società contemporanee: appartiene agli attori o ai sistemi?

A seconda di dove lo si ponga, la storia sarà descrizione di micro-tendenze (più storia sociale) oppure dei grandi eventi e degli intrecci istituzionali.

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