Clicca per il Menu:

Milan Kundera e la concezione del Kitsch nel suo romanzo L'insostenibile leggerezza dell'essere

 

Il romanzo di Milan Kundera L'insostenibile leggerezza dell'essere è stato un cult negli anni ottanta. Un libro interessante perchè ha la pretesa di non volere essere solo un romanzo ma anche un libro dove trovare spunti al di fuori della pura letteratura: addirittura filosofici o legati al costume sociale e politico, a causa  anche della formazione culturale dell'autore che aveva fatto studi filosofici e musicali. Una rilettura a distanza di anni, contribuisce a considerare alcune intuizioni di Kundera ancora feconde ed anche anticipatrici.
Qui in particolare ci soffermiamo sulla personale interpretazione in Kundera del Kitsch. E' una di quelle parole che ognuno crede di sapere cosa significhino ma in realtà non è così.
Il Kitsch è quasi sempre associato ad oggetti che hanno vagamente a che fare con le opere d'arte. Inoltre, le sfumature cui attribuire ad un qualsiasi oggetto la qualifica di Kitsch sono spesso varie da soggetto e soggetto e molto sottili. Kundera, nel suo libro, allarga invece i confini e considera il Kitsch come attributo fondamentale per spiegare certi comportamenti sia individuali che collettivi ed è questa la novità. In sostanza, Kundera allarga il significato del Kitsch alle manifestazioni esteriori delle persone, fino ad attribuire a situazioni sociali e politiche la qualifica di Kitsch.
Vediamo, con una sintesi delle pagine del romanzo in cui tratta l'argomento, che cosa dice Kundera. In pratica, non usa mezzi termini e dichiara che il significato originale della parola Kitsch si è perso. Per l'autore, è un significato metafisico e Kundera lo sintetizza brutalmente così: il Kitsch è la negazione assoluta della merda (sic!). In senso tanto letterale quanto figurato: il Kitsch elimina dal proprio campo visivo tutto ciò che nell'esistenza umana è essenzialmente inaccettabile. Quindi, ne arguisce, l'autore, il Kitsch si pone come l'ideale estetico dell'accordo categorico con l'essere (dove la merda è negata). Il riferimento alla merda è giustificato per Kundera perchè l'uomo ha un disaccordo metafisico con la merda. In quanto il momento della defecazione è la prova quotidiana dell'inaccettabilità della Creazione. Scrive infatti:  o la merda è accettabile (e allora non chiudetevi a chiave nel bagno!), oppure il modo in cui siamo stati creati è inaccettabile. Da notare che la sua argomentazione presenta alcuni punti deboli. Diciamo che non è stato sempre così in tutti i tempi e culture e la defecazione è presso alcuni popoli un fatto collettivo. Tuttavia, quello che qui conta è il concetto di Kitsch associato all'eliminazione dell'inaccettabile (merda o non merda, fate voi).
Kundera prosegue dicendo che:
- nel regno del Kitsch impera la dittatura del cuore;
- i sentimenti suscitati dal Kitsch devono essere, ovviamente, tali da poter essere condivisi da una grande quantità di persone.

Ciò significa che qualcosa è Kitsch non solo se fa spuntare una lacrima a qualcuno ma quando chi la versa è consapevole che questa sua lacrima è condivisa da tutti. Non male, come osservazione sociologica. Tanto è vero che Kundera preconizza che la fratellanza di tutti gli uomini della terra sarà possibile solo sulla base del Kitsch!


Date queste premesse, è facile per Kundera allargare al quotidiano ed alla vita di tutti i giorni il concetto di Kitsch. E difatti sarà proprio la politica ad essere la prima citata. Per Kundera il Kitsch è l'ideale estetico di tutti gli uomini politici, di tutti i partiti e i movimenti politici. C'è però una gradazione, per lui, tra società dove coesistono orientamenti politici diversi e altri dove un unico movimento poltico ha il potere assoluto. In quest'ultimi ci troviamo nel regno del Kitsch totalitario. In effetti, se guardiamo alle manifestazioni e ai comportamenti individuali e collettivi dei regimi totalitari, vediamo che il Kitsch è dominante. Il Kitsch bandisce dalla vita tutto quello che turba: ogni espressione di individualismo, dubbio e ironia è considerato deleterio ed è fuori. Da segnalare l'ironia, perchè, come sottolinea Kundera, nel regno del Kitsch ogni cosa deve essere presa con assoluta serietà. Quest'ultima osservazione suona interessante perchè contraddice alquanto il concetto corrente di Kitsch che non l'associa particolarmente al serio e al regno della severità. In realtà, per Kundera, la seriosità è proprio un sintomo che qualcosa o qualcuno sia Kitsch.
Ovviamente a Kundera interessa esplorare in particolare il Kitsch totalitario, perchè quando scriveva si riferiva all'esperienza di una dittatura e all'episodio dell'invasione Russa della Cecoslovacchia nel 1968. In sostanza, Kundera ritiene che nel regno del Kitsch totalitario le risposte siano già date in precedenza ed escludono qualsivoglia domanda, derivandone che l'uomo antagonista al Kitsch è quello che pone domande. Questo porta Kundera a far dire ai suoi personaggi nel romanzo che dunque il comunismo è un perfetto esempio del Kitsch.
Torniamo ora ai fondamenti del Kitsch. Kundera sostiene che una volta appurato che l'origine del Kitsch è l'accordo categorico con l'essere, bisogna fare riferimento a cosa si intende per fondamento dell'essere. E' Dio? L'individuo? L'amore? eccetera, eccetera. Popoli e culture hanno opinioni diverse su questo e quindi diversi saranno i Kitsch: c'è quello cattolico, protestante, ebraico, comunista, fascista, democratico, femminista, europeo, americano, nazionale, internazionale. Proprio questi sono citati da Kundera ma ne potete aggiungere a piacimento molti altri.
Poi il romanzo va avanti, continua la narrazione e il racconto delle vicende dei personaggi e finiamo qui la nostra analisi.
Facendo un commento al tutto, possiamo notare come questa intuizione di Kundera di far assurgere il Kitsch a vera e propria categoria esplicativa dell'umano convivere è piuttosto stimolante e mostra di poter far luce su molti dei comportamenti che viviamo tutti i giorni.
In un  certo senso, la categoria del Kitsch, così come intesa da Kundera, assomiglia molto alle osservazioni presenti in alcuni critici delle società attuali, come Marcuse. Fatti naturalmente i dovuti distinguo, si può notare tranquillamente che l'affermazione del Kitsch come negazione delle domande ha molti punti di contatto con le analisi presenti in Marcuse sulle società industriali avanzate.
Inoltre, è facile accorgersi come in questi decenni che ci separano dalla stesura del romanzo, la categoria del Kitsch, soprattutto quello totalitario che ai tempi sembrava circoscritto ad alcuni paesi, invece di restringersi si è di molto allargata e praticamente oggi copre tutta la nostra quotidianità.

Spettacoli, accadimenti politici sociali ed economici, pensieri ed idee sono ormai tutti impregnati di Kitsch. Non nel senso di un qualcosa di pacchiano ma, peggio, come manifestazione di un Potere che riduce il tutto ad un universo dove il dubbio e la domanda sono allontanati. Lo scopo è una società dove non c'è posto per l'inaccettabile. Tutto deve essere accettabile e per di più questa accettazione deve essere seria, senza se e ma.
Quindi, qualsiasi riferimento siete in grado di fare a fatti e persone sono ovviamente reali e non casuali.

Commenti  

+2 #2 Bellissima analisiFabrizio 2015-11-16 18:27
Ti dico grazie, e vorrei essere il meno kitsch possibile. Grazie di aver riacceso nella mia memoria quello che fu l'illuminazione di una lettura di tanti anni fa.
cmq kitsch e social so quasi sovrapponibili
Citazione
0 #1 RE: La concezione del Kitsch in KunderaSara 2012-05-29 08:46
Grazie per aver risolto qualche dubbio che avevo sul mio libro preferito :-) Forse questa parte l'avevo letta un po' sommariamente, ma sembra che hai proprio raccolto l'essenza delle sue analisi.
Citazione
Privacy Policy