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Crisi finanziaria: un articolo spiega perchè

E' noto che in Italia non c'è una tradizione divulgativa molto sviluppata. Per varie ragioni che non è il caso qui di indagare. Eppure altri paesi, hanno una lunga esperienza. Non voglio dire che i cosidetti esperti non siano in grado di farsi capire: magari non vogliono farsi capire e questo è un altro discorso. Non parliamo poi dei giornalisti, strana razza. Ormai i giornali sono sempre di più produttori di quello che nel campo della teoria dell'informazione si chiama "rumore di fondo". Ovvero, una miriade di articoli, pagine su pagine che alla fine creano più confusione che altro. Eppure ogni tanto ci si imbatte nell'informazione inaspettata che è quella, sempre per restare nel campo teorico, meno probabile ma più redditizia. Qualcuno ha capito le ragioni di questa crisi economica per cui dovremmo fare i sacrifici? Grecia, euro e tutto il contorno?  E' possibile spiegarlo in mezza pagina A4 partendo addirittura dal 1933? Impossibile, direte. Possibile, possibile. Ci era riuscito un tale Toni Brandi della Laogai Research Foundation Italia, che peraltro sembra occuparsi di ben altro. Non so bene chi sia e non mi interessa. Magari dice pure qualcosa di errato ma almeno le idee espresse sono chiare e poi mi sa nemmeno tante errate. In più sapere che Romano Prodi è stato consulente della Sachs (di Mario Draghi lo sapevo) è stato inaspettato. Per carità, ognuno è libero di consulentare, però....  L'articolo (intitolato "nella trappola degli speculatori") era sul giornale aggratis Epolis di Roma a pagina 6 del giorno 22 maggio 2010. Dato il fallimento successivo del giornale, l'articolo non è di facile reperimento quindi cercherò di farne un'ampia sintesi, mettendoci qualcosa di mio.

Allora, tutto inizia nel 1933 quando, per contrastare una possibile ricaduta simile alla crisi finanziaria del 1929, il Congresso USA promulgò la legge Glass-Steagall che separò nettamente le competenze della banca commerciale (raccolta depositi ed elargizione prestiti) da quelle della Banca d'affari, dedita all'acquisto di partecipazioni azionarie o ad operare in Borsa assumendo rischi in proprio. La divisione fu voluta per  tutelare il risparmiatore  e per impedire il conflitto d'interessi (sempre lui!) in cui una Banca non solo è l'intermediario del credito ma è anche impegnata nella speculazione con i soldi degli ignari depositanti che vengono coinvolti in operazione ad alto rischio.

La legge fu all'epoca copiata in altre parti del mondo. In Italia, durante il fascismo, fu adottata una legge analoga nel 1936. Questa regolamentazione è durata per decenni ma nei processi di ritorno al liberismo economico degli anni '80 e '90 è stata abolita nel 1999 negli USA. Per una volta tanto, siamo stati più  rapidi degli Americani, dato che nel 1993 il nostro Governo di "tecnici" capeggiato da Ciampi abolì la legge del 1936. Ahia! Uno si domanda: ma questi tecnici saranno tecnici tecnici o tecnici al soldo di qualcuno? Questo ragionamento è ovviamente opera mia. Non è finita qui, però. Perchè, nel 1999 la situazione viene peggiorata dal sinistrorso (sic!) prode Prodi che consentirà alle Banche l'emissione di titoli senza garanzia. Forse sarà stata l'influenza della sua consulenza alla Goldman Sachs, dai primi anni '90. Quella Goldman Sachs che un senatore americano, durante l'ultima crisi finanziaria, accusò di aver defraudato i clienti per miliardi di dollari. Forse sarà il caso di essere più cauti quando si prendono le consulenze, altrimenti c'è il sospetto che il conflitto d'interessi sia un esercizio praticato non solo dai soliti noti. Altra mia considerazione. Per essere onesti, bisogna dire che anche negli USA l'abolizione della legge Glass-Steagall è stata fatta da Bill Clinton che,  in quanto a posizione politica, non si collocava certo a destra. Ma tant'è.

Qual'è stato il meccanismo messo in atto dalle Banche da allora e che ha portato a quello che ha portato? Semplice e geniale. Semplice perchè la base è sempre quella: sfruttare l'indebitamento. Ora, già le persone fisiche, Enti, Istituzioni e Stati tendono ad indebitarsi di loro. Però si possono ancora di più invogliare ad indebitarsi (ad esempio per le persone fisiche con l'emissione di massa delle carte di credito e l'uso della moneta elettronica). Fatto questo ecco la botta geniale: creare titoli negoziabili coperti proprio da questi debiti! Si tratta della famosa cartolarizzazione, in Italia  prevista dalla legge del 1999. Poi si vendono, si fanno i soldi da dare agli azionisti e ai manager. Fino a quando questa "creatività finanziaria" ha portato a quello che sappiamo. Infatti a forza di vendere letteralmente fumo la fine non poteva che essere quella. Il bello è che per evitare guai peggiori USA e UE hanno investito più di 2.000 miliardi tra dollari ed euro che saremo noi a pagare.

Per finire aggiungo un link ad un video sulla bolla finanziaria del 2008, con particolare riferimento ai derivati, altro diabolico strumento messo in campo dalla finanza creativa. Questo termine, circoscritto nel nostro povero orizzonte politico alle bizzarre invenzioni di Tremonti per far quadrare il bilancio dello Stato, ha in realtà un significato più vasto che coinvolge proprio tutti i meccanismi che stanno alla base della crisi finanziaria attuale. Sono argomenti complicati. Talmente complicati che in giro per la rete qualcuno l'ha messa simpaticamente in relazione addirittura con la fisica quantistica dell'orizzonte degli eventi! Praticamente i derivati sono una realtà virtuale che prende il sopravvento sulla realtà vera.

Di questa crisi ancora paghiamo le conseguenze e chissà per quanto tempo le pagheremo. Infatti una cosa è certa in tutto questo: nella finanza, come in altri settori, la storia non è maestra di vita.

 

 

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