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Il Museo MAXXI di Zaha Hadid

 

Se siete interessati alla descrizione delle opere esposte qui potete leggere il mio articolo.

E' stato inaugurato il 30 maggio 2010 il Museo delle arti contemporanee denominato MAXXI (acronimo per Museo arti ventunesimo secolo) a Roma, nella zona del quartiere Flaminio e vicino all'Auditorium di Renzo Piano. Sono forse le due due opere architettoniche di prestigio internazionale costruite dai lontani anni sessanta in un contesto che non ha certo brillato nella Capitale. Non ci metto l'opera che racchiude l'Ara Pacis perchè non è, a mio parere, confrontabile con queste due altre opere. Comunque, chi volesse avere un quadro delle opere d'architettura contemporanea presenti a Roma, può leggere il libro di Sebastiano Brandolini "Roma Nuova Architettura". Tornando al MAXXI, esso è opera dell'architetto Zaha Hadid

La costruzione del MAXXI è avvenuta non senza polemiche che sono poi continuate all'atto dell'inaugurazione per la scelta delle mostre inaugurali (dedicata a Gino De Dominicis). Ben sei ministri si sono susseguiti durante la costruzione. Per par condicio tre di sinistra e tre di destra. Ovviamente tra i polemisti maggiori si è distinto Vittorio Sgarbi, sottolineando il fatto che non è una costruzione adatta ad un museo  mentre è invece "... straordinario come mausoleo della Zaha Hadid" e fino a definirlo un "... cesso costato 160 milioni di euro..." nella trasmissione televisiva "L'Ultima parola" del 5 giugno 2010.

Poiché il mio rapporto con il Flaminio è piuttosto stretto in quanto sono nato in quel quartiere, ho pensato bene di andare a vedere il tutto e di farmi un parere da me, senza condizionamenti. Non sono un architetto e quindi il parere non può che essere superficiale. Dove per superficiale intendo parere non tecnico ma basato sulla risultanza estetica che, d'altra parte, in questi casi è quella che conta. Estetica e funzionalità sono due aspetti tipici di ogni edificio fatto dall'uomo, da che mondo è mondo. Possiamo fare molti distinguo su quale delle due venga prima o debba prevalere ma il succo del ragionamento non cambia.

Premesso che tali opere costano e quindi non sono scevre da critiche in tal senso, bisogna anche dire che Roma è piuttosto carente di nuove importanti costruzioni, vivendo piuttosto del suo passato, a differenza di altre grandi capitali europee. Questo per dire che il luogo per un museo da dedicare all'arte contemporanea c'era già, proprio nel luogo dove è stato costruito il nuovo edificio. Erano le caserme dismesse poste a Via Guido Reni. Edifici del novecento, in teoria recuperabili per altre funzioni, come spesse è stato fatto a Roma e non.

Infatti il progetto del MAXXI, per coerenza stilistica, ha salvato la facciata esterna della caserma che è stata prima abbattuta e poi ricostruita incorporandola nel resto del nuovo edificio:

Alla fine ha prevalso il prestigio di una nuova opera architettonica, per quanto più costosa di un recupero delle caserme in toto. Ripeto, con le poche opere urbanistiche di rilievo a Roma in questi ultimi 50 anni, penso che il gioco sia valso la candela.

Qual'è il mio giudizio su quest'opera? Direi di iniziare proprio citando cosa dice di questa costruzione Zaha Hadid: “Il progetto propone un campus quasi-urbano, un mondo nel quale tuffarsi, piuttosto che un edificio come oggetto firmato. Il campus è organizzato – e viene navigato – sulla base di derive direzionali e della distribuzione di densità, invece che per punti chiave. Ciò è indicativo del carattere del Centro: poroso, un luogo in cui tuffarsi, un'estensione spaziale”.

Un po' criptico, direi. Va comunque al merito della Hadid (recentemente scomparsa) di sapersi destreggiare con le parole oltre che con l'architettura! Si sente poi che la Hadid vuole mettere in mostra il fatto che lei, oltre che architetto, è una matematica. Infatti il riferimento alle derive direzionali forse è alle derivate direzionali, mentre la distribuzione di densità si dovrebbe riferire alle distribuzioni in campo statistico. Chissà. A me sembra che il suo ragionamento possa sintetizzarsi in un: il luogo è stato creato per essere coinvolgente e stupire ma non troppo l'eventuale visitatore. Su questa base, dico subito che, a differenza dell'Auditorium di Piano, questo edificio tende a mostrarsi di più rispetto al contesto che gli sta intorno. Nel senso che la costruzione in cemento chiaro (poroso come diceva la Hadid) non passa inosservata. Tuttavia, questo fatto non costituisce un grosso problema dato che il quartiere non possiede una precisa omogeneità stilistica. Certo, a ben guardare c'è un bel contrasto con la Chiesa in stile romanico di Santa Croce (del novecento) che si trova proprio a ridosso del MAXXI. Rimane comunque il dubbio che l'edificio abbia una presenza forse un po' eccessiva per una città come Roma. Si ha la sensazione che l'edificio faccia parte di quelle costruzioni che si collocano meglio nelle città “senza storia”, quelle un po' Dubai, un po' Hong-Kong, un po' Cincinnati, un po' Singapore (città dove peraltro ha costruito la Hadid) per intenderci. Andiamo alle cose positive. La parte dell'edificio che mi è piaciuta di più è quella relativa alla “piazza” (l'idea del campus della Hadid), cioè la zona davanti all'ingresso:

Dove fa bella mostra l'aggetto del volume della galleria n. 5 che sopravanza il resto dell'edificio per 9 metri, fornendo un buon colpo d'occhio:

Meno riuscita e francamente inquietante è invece la parte che guarda verso Piazza Mancini, cioè il dietro dell'edificio. Ora, è vero che è nascosto agli occhi di un eventuale visitatore che deve fare il giro della costruzione per vederlo, però i passanti lato Piazza Mancini vedono un unico blocco di cemento che pare una fortezza o un novello bunker. Nemmeno un cenno di vetrata, niente. Solo muro. Forse erano finiti i soldi, non so.

Proprio su questo lato, da giugno 2012, viene allestita ogni estate la  struttura vincente allo YAP MAXXI,  Per fortuna queste strutture, almeno nel periodo estivo, effettivamente arricchiscono lo spazio del retro, rendendolo più attraente.

Dove l'edificio dà il meglio di sé è sicuramente all'interno:

L'interno l'ho trovato francamente interessante. Alzando gli occhi nel salone d'ingresso si vede tutta la struttura in altezza, con un effetto che mi ha ricordato le costruzioni fantastiche del grande Escher:

Poi, tutta la superficie interna è al contempo asettica e coinvolgente, un po' come l'arte contemporanea. Fredda ma stimolante. Gli spazi interni sono stati pensati per perdersi in essi. Non aspettatevi un percorso obbligato alle opere in mostra. In realtà girerete su scale, corridoi, camminamenti sospesi (spettacolare quello della galleria numero 5) come in una sorta di percorso alternativo, libero da condizionamenti (altro punto di contatto con una caratteristica dell'arte contemporanea). Molto divertente era il grande “occhio”  che stava appeso davanti alla sala dell'Auditorium ed ora rimosso.

L'arte contemporanea è per sua natura avvezza ormai ad usare i materiali più svariati nella realizzazione delle sue opere. Questo fa sì che i locali dove possano essere esibite tali opere siano locali un pò particolari, diversi da quelli tradizionali. Spesso si ha bisogno di spazi e locali impensabili con le normali opere artistiche passate. Anche il gioco delle luci è totalmente diverso, sostanzialmente si ritorna all'illuminazione naturale che deve cadere in modo avvolgente sulle opere. Niente faretti, spot o altri aggeggi similari. I soffitti devono essere alti, perchè le opere possono spesso usare i soffitti o essere appesi ad essi. Tutte queste necessità mi sembra che le sale del museo le offrano in abbondanza. Insomma un museo che potrà suscitare entusiasmi o denigrazioni, come in tutte queste opere del resto. Merita comunque una visita e, non a caso, è già meta di visite da parte di turisti stranieri (circa il 20% dei visitatori). Segno che la sua presenza è già stata segnalata nelle guide o dai tour operator. Una vera speranza per la futura offerta turistica di Roma, con l'accoppiata Auditorium di Renzo Piano e MAXXI che distano tra loro poche centinaia di metri. Se potete, fateci una visita al costo di 11 euro salvo riduzioni varie (possibile l'acquisto di una card MyMAXXI).

 

Spazi pubblici presenti al Museo ed il MAXXI B.A.S.E.

Per spazi pubblici si intendono negozi, bar e gli spazi disponibili dove la gente può andare senza pagare il biglietto o entrare al Museo. Come è accaduto per il vicino Auditorium di Renzo Piano, anche il MAXXI è diventato meta di gente che frequenta gli spazi antistanti ed i locali a disposizione a prescindere dal Museo stesso durante l'orario d'apertura. La frequentazione è un pò diversa rispetto all'Auditorium, per la verità. Negli spazi antistanti prevalgono mamme e bambini, dato che lo spazio intorno al MAXXI sembra diventato un luogo appropriato per portare i bambini a passeggio dal quartiere Flaminio o dai vicini Parioli. E' possibile poi entrare in una Libreria dove si trova un'ottima scelta di pubblicazioni riguardanti l'arte contemporanea e ricca anche di gadgets. Mentre per chi ama i locali dove consumare e restare a conversare, c'è un bel Bar/Ristorante (attrezzato per il brunch e pasti leggeri) in stile minimalista con comodi divani interni ed anche tavolini all'aperto proprio davanti alla galleria aggettante del Museo.

Un discorso a parte merita il cosidetto MAXXI B.A.S.E, che raccoglie una Biblioteca  molto attrezzata e specializzata sull'arte contemporanea, nonchè vari Archivi per soddisfare le esigenze dei curiosi e degli studiosi. Per l'accesso al MAXXI B.A.S.E. è però necessaria la card MyMAXXI.

Come raggiungere il Museo MAXXI. Il Museo è raggiungibile con i mezzi pubblici da Piazzale Flaminio (Fermata metro A) con il tram numero 2 fermata Apollodoro. Dalla fermata, girare a sinistra e camminare verso Via Guido Reni per circa 300 metri, dopo la Chiesa di Santa Croce. Con il mezzo privato, è possibile trovare parcheggio (a pagamento orario) negli ampi spazi davanti al Museo. Si ricorda che il Museo è vicino all'Auditorium di Renzo Piano,a sua volta raggiungibile a piedi, oltre il Palazzetto dello Sport (importante costruzione dell'architetto Nervi per le Olimpiadi del 1960).  

Infine, se volete approfondire l'argomento, rimando a questo articolato ed esperto giudizio sul complesso del MAXXI, così come è stato progettato dalla Hadid.


Commenti  

0 #1 katia 2011-01-27 15:25
ho molto apprezzato la tua descrizione del museo Maxxi e delle opere al suo interno. sono una studentessa e ho dovuto presentare una relazione su questo museo dopo averlo visitato. mi sono imbattuta nel tuo articolo nel corso delle mie ricerche sul web e l'ho trovato molto accurato ed esauriente, utile anche ad incuriosire possibili visitatori.
sarei curiosa di conoscere, se possibile, la fonte della citazione di sgarbi sulla bruttezza assoluta dell'edificio.
grazie anticipatamente
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